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venerdì 31 maggio 2013

Chi controlla i principali quotidiani italiani?

Tre gradi di separazione , Finanza, Industria e Stampa - proprietà e Consigli di amministrazione.

Chi possiede o controlla, seduto nei Consigli di amministrazione, i principali quotidiani italiani? Inchiesta sulla longa manus della banche e dell’industria nella carta stampata
La teoria dei ‘sei gradi di separazione’ è un’ipotesi secondo cui qualunque persona può essere collegata a qualunque altro abitante del globo terrestre attraverso una catena di conoscenze con non più di cinque intermediari.
Proposta per la prima volta nel 1929 dallo scrittore ungherese Karinthy in un racconto breve intitolato Catene, venne confermata nel 1967 dal sociologo americano Stanley Milgram e più tardi, nel 2001, da Duncan Watts della Columbia University. La ricerca di Watts, pubblicata su Sciencenel 2003, permise l’applicazione della teoria dei sei gradi di separazione anche in aree differenti, tra cui l’analisi delle reti informatiche ed elettriche, la trasmissione delle malattie, la teoria dei grafi, le telecomunicazioni e la progettazione della componentistica dei computer.
La nostra inchiesta vuole dimostrare che la legge di Watts non si applica alle relazioni fra le principali testate giornalistiche italiane e il capitalismo industriale-finanziario, o più precisamente che, analizzando i legami esistenti, andrebbe corretta al ribasso, in non più di tre gradi di separazione. Con quali effetti sulla libertà di informazione?
La cosiddetta linea editoriale è ciò che distingue in sostanza una testata giornalistica da un’altra. Rappresenta, diremmo in linguaggio aziendale, una sorta di missione strategica, l’ipotesi di fondo a partire dalla quale si scelgono e si analizzano le notizie. 

Dall’esistenza di linee editoriali diverse – il cosiddetto pluralismo informativo – dipende la qualità dell’informazione, perché il pluralismo garantisce al cittadino/lettore la possibilità di conoscere notizie differenti lette da punti di vista differenti. Non solo. Dal pluralismo informativo dipende anche la possibilità che uno Stato possa dirsi democratico, dal momento che un elettore adeguatamente informato è messo in condizione di esercitare un voto consapevole. Il caso opposto, quello cioè di una rappresentazione univoca della realtà socio-politico-economica di un Paese (pensiamo alla Pravda di staliniana memoria), impedisce la corretta formazione del consenso, e quindi il libero esplicarsi dei meccanismi democratici.

Ciò detto, dove si forma la linea editoriale di una testata?
Come suggerisce il termine, è espressione della visione dell’editore, e si forma nel luogo in cui questi (che è il proprietario del giornale) prende le sue decisioni strategiche. Nelle moderne società capitalistiche questo luogo è il Consiglio di amministrazione. Diamo quindi un’occhiata a chi siede nei Cda dei principali giornali italiani e valutiamo di quali tipi di interessi siano portatori, dal momento che sulla base degli interessi del Consiglio si forma la linea editoriale.


Partiamo dal più importante quotidiano a diffusione nazionale, il Corriere della Sera. Il suo editore è il gruppo RCS (Rizzoli Corriere della Sera), quotato in borsa. Il Corsera ha fama di essere il giornale super partes per definizione, quello che meglio rappresenta il tipo di linea editoriale tipico dell’informazione anglosassone (come si dice di solito, ‘all’americana’), per definizione indipendente da interessi particolari.
Ma, analizzando il suo Cda, più che super partes dovremmo definirlo inter partes: in esso siedono infatti John Elkann, presidente di Fiat e di Exor (la holding finanziaria della famiglia Agnelli); Franzo Grande Stevens, avvocato storico di casa Agnelli, ex vicepresidente Fiat e attualmente presidente della Fondazione San Paolo; Carlo Pesenti, consigliere di Italcementi, Unicredit, Italmobiliare e Mediobanca; Berardino Libonati, consigliere di Telecom Italia e Pirelli; Jonella Ligresti, consigliere di Fondiaria, Italmobiliare e Mediobanca; Diego Della Valle, consigliere di Tod’s, Marcolin e Generali Assicurazioni; Renato Pagliaro, consigliere di Telecom Italia, Pirelli e Mediobanca; Giuseppe Lucchini delle omonime acciaierie; Paolo Merloni, CEO (Chief Executive Officer, ossia amministratore delegato) di Merloni Finanziaria, gruppo Indesit Company; Enrico Salza, consigliere di Intesa San Paolo; Raffaele Agrusti, consigliere di Assicurazioni Generali; Roberto Bertazzoni, consigliere di Mediobanca; e Claudio De Conto, di Pirelli Real Estate.

Fra Corsera e Fiat, Pirelli, Telecom Italia, Mediobanca, Intesa, e tutte le altre aziende citate, ci sono zero gradi di separazione, cioè sono direttamente collegate fra loro. Grande finanza, banche, assicurazioni, automotive, telecomunicazioni, cementifici, acciaierie, pneumatici, immobili, moda, elettrodomestici: non c’è praticamente nessun settore del made in Italy che non possa dire la sua sui contenuti e sulla posizione del giornale. Viene da dire che in Italia essere indipendenti coincide col dipendere da tutti, nessuno escluso: la linea editoriale del Corrierone nazionale risentirà quindi delle esigenze e degli accordi reciproci fra le aziende che siedono in Consiglio: nessuna visione strategica a prescindere, e una pletora di manovre tattiche in risposta alle necessità del momento.

Meno compromessa, ma solo all’apparenza, La Repubblica, che fa parte del Gruppo l’Espresso di Carlo De Benedetti. Nel Cda de L’Espresso troviamo Sergio Erede, amministratore di Luxottica; Luca Paravicini Crespi, consigliere della Piaggio dei Colaninno (dove siede accanto a Vito Varvaro, il quale a sua volta è anche nel Cda della Tod’s di Diego Della Valle) e figlio di Giulia Maria Crespi, ex direttore editoriale del Corriere ed ex presidente del Fai; e Mario Greco, consigliere di Indesit Company (dove siede anche Emma Marcegaglia) e della Saras di Massimo Moratti (già rappresentato nel Cda del Corriere attraverso i consiglieri del gruppo Pirelli).
Massimo Moratti rappresenta inoltre il trait d’union fra il Gruppo L’Espresso e la famiglia Berlusconi, poiché siede, oltre che nel Cda della Saras, anche in quello della Pirelli, accanto a Carlo Secchi, ex rettore della Bocconi e amministratore Mediaset.

La famiglia Berlusconi controlla direttamente Il Giornale, edito dal gruppo Mondadori, mentre la famiglia Agnelli è proprietaria del quotidiano La Stampa di Torino.
Il Messaggero di Roma, il Mattino di Napoli, il Gazzettino di Venezia e il Nuovo Quotidiano di Puglia sono editi dalla Caltagirone Editore, di proprietà della famiglia Caltagirone (grandi opere, cementifici, immobili): fra gli altri, siedono nel Cda di Caltagirone Editore, Azzurra Caltagirone, moglie di Pier Ferdinando Casini, e Francesco Gaetano Caltagirone, consigliere di Monte dei Paschi e di Generali Assicurazioni.

Il Resto del Carlino di Bologna, la Nazione di Firenze e Il Giorno di Milano sono invece posseduti dalla Poligrafici Editoriale, collegata con due gradi di separazione a Telecom Italia, Generali Assicurazioni e Gemina (attraverso Massimo Paniccia e Aldo Minucci); e con tre gradi di separazione (attraverso Roberto Tunioli, Sergio Marchese e Giuseppe Lazzaroni), alla Premafin della famiglia Ligresti.
Infine una notazione quasi umoristica. Libero, l’aggressiva testata di destra e Il Riformista, quotidiano timidamente di sinistra, hanno lo stesso editore (e quindi zero gradi di separazione!): Giampaolo Angelucci, proprietario di un impero fatto di cliniche e strutture sanitarie (fra cui l’ospedale S. Raffaele di Roma), e messo agli arresti domiciliari il 9 febbraio dello scorso anno per falso e truffa ai danni delle Asl.

La situazione non migliora, anzi se possibile peggiora, quando si analizzano i quotidiani finanziari. Il Sole 24 Ore, come è noto, è appannaggio dell’universo Confindustria, quindi diretta espressione dei desiderata dei principali gruppi industriali del Paese. Nel suo Cda siedono, fra gli altri, Giancarlo Cerutti, consigliere di amministrazione di Saras; Luigi Abete, presidente di Bnl (gruppo Paribas), fratello di Giancarlo Abete (presidente della Figc) e consigliere anche della Tod’s di Diego Della Valle; e Antonio Favrin, collega di Cda, in Safilo Group, di Ennio Doris, che siede in Mediolanum della famiglia Berlusconi e in Mediobanca.
A proposito dei legami fra industria, editoria e sport, è interessante notare come quattro delle principali squadre di calcio italiane appartengono a gruppi industriali che possiedono, o amministrano più o meno direttamente, almeno un quotidiano generalista: la Juventus degli Agnelli (che influenzano la Stampa e il Corriere), il Milan di Berlusconi (Il Giornale), la Fiorentina dei fratelli Della Valle (il Corriere), e infine l’Inter di Massimo Moratti (il Corriere e La Repubblica).

Milano Finanza e Italia Oggi, quotidiani economici molto conosciuti fra gli addetti ai lavori, sono invece editi dalla Class dei fratelli Panerai, e nel Cda del gruppo “leader nell’informazione finanziaria, nel lifestyle e nei luxury good products” (come si autodefinisce), siedono Maurizio Carfagna, consigliere di Mediolanum, e Victor Uckmar, il più celebre fiscalista italiano, i cui servigi sono stati richiesti in passato da ogni possibile gruppo industriale, e che oggi è amministratore della Tiscali di Renato Soru.
Non sorprende quindi che gli analisti finanziari italiani lamentino l’impossibilità di rintracciare informazioni equilibrate sulla base delle quali valutare i bilanci delle società, o che scandali come quello della Cirio o della Parmalat siano stati tenuti nascosti finché non è stato ‘troppo tardi’ perché i piccoli investitori (ma non le grandi banche!) potessero rendersi conto della reale situazione.
E qui è necessario notare un dettaglio sconcertante. Tiscali è l’editore de L’Unità – il quotidiano del principale partito ‘di sinistra’ del Paese, il Pd – che risulta pertanto a un solo grado di separazione da Milano Finanza e Capital (attraverso Uckmar); e a due gradi di separazione (lo stesso Uckmar e Carfagna), dalla Mediolanum di Berlusconi.

Esiste poi un Consiglio di amministrazione dove tutti i gruppi industriali e bancari citati, a eccezione della famiglia De Benedetti, si incontrano, ed è quello di Mediobanca, ai tempi di Enrico Cuccia – suo fondatore – il ‘salotto buono’ della grande finanza, quella che dirigeva i destini dell’economia italiana sulla base di un preciso progetto strategico (più o meno condivisibile, per carità, ma almeno un progetto c’era), e ora trasformato in enclave di ogni possibile mediazione.
Nessuno stupore che l’economia italiana navighi, per la verità a ritmi piuttosto bassi, alla deriva, priva com’è di un timoniere (una volta questo era il ruolo dei politici), in grado di darle una rotta qualsiasi.
E ora tiriamo le somme: se sei sono i gradi di separazione fra due entità qualsiasi prese a caso, è evidente che tre, due, uno, o nessun grado di separazione non rappresentano un legame casuale.

Esiste quindi la precisa volontà da parte di industria e finanza di controllare le notizie. Prova ne sia l’ostinazione con cui tanti imprenditori e manager italiani (un esempio per tutti – senza scomodare Silvio Berlusconi – è Diego Della Valle, che si è sottoposto ad anni di paziente anticamera pur di essere ammesso al Cda del Corsera), cercano di forzare la porta dei circuiti informativi.
Ovviamente non è prudente che il legame sia sempre diretto, perché una situazione di controllo trasparente potrebbe far nascere qualche lecito dubbio nella mente dei cittadini lettori/elettori sull’attendibilità di quel che apprendono nella lettura dei quotidiani o addirittura potrebbe obbligare i direttori e le redazioni dei grandi giornali a fare i conti con il loro ruolo di utili idioti (ovviamente in buona fede, non ne abbiano a male per la definizione).
Divengono quindi necessari degli ‘intermediari’ che intorbidino le acque nascondendo gli interessi reali, e che nello stesso tempo costituiscano il trait d’union fra quelli che devono apparire come opposti estremismi.
Il profilo tipico di questa figura essenziale è quello del ‘tecnico’: avvocato, consulente, commercialista, revisore, sempre al corrente dei panni sporchi di famiglia (di più famiglie), al contempo confessore e uomo di fiducia, vincolato, più o meno direttamente, al segreto professionale.
Come Berardino Libonati (classe 1934), titolare dello studio legale Jaeger-Libonati e ordinario di diritto commerciale all’Università La Sapienza di Roma, che ha ricoperto la carica di presidente del Cda del Banco di Sicilia dal 1994 al 1997; dal 1998 al 1999 e stato presidente di Telecom Italia e di Tim; ha fatto parte del collegio sindacale di Eni dal 1992 al 1995; dal 2003 al 2007 è stato membro del Cda della Nomisma di Romano Prodi; dal 2001 al 2007 è stato consigliere di amministrazione di Mediobanca; è stato presidente del Cda di Alitalia dal febbraio al luglio 2007, e presidente del Cda di Banca di Roma dal 2002 al 2007. 

Attualmente, oltre a far parte dei Cda di Pirelli, Telecom e RCS, è vicepresidente del gruppo Unicredit. Nel suo curriculum vitae pubblicato sul sito di Pirelli, in una nota particolarmente umoristica, si legge che “è in possesso dei requisiti contemplati dal codice di autodisciplina delle società quotate per essere qualificato come indipendente”.
Un altro ‘super tecnico’ è Mario Greco (classe 1957), consigliere del gruppo l’Espresso, di Saras, di Indesit Company, di Fastweb e di Banca Fideuram, laureato con lode in economia all’Università di Roma. Partner fino al 1994 di McKinsey&Company, la più importante società mondiale di consulenza strategica, è stato amministratore delegato e CEO di Ras dal 1998 fino al 2005.
Poi c’è Carlo Secchi (classe 1944), professore ordinario di Politica economica europea all’Università Commerciale Luigi Bocconi (è stato il diciassettesimo rettore della stessa università dal 2000 al 2004), attualmente nel Consiglio di amministrazione di cinque aziende quotate in borsa: Pirelli, Italcementi, Mediaset, Allianz-Ras e Parmalat, nonché di Fondazione Teatro alla Scala, TEM Tangenziali Esterne di Milano, Milano Serravalle, La Centrale Sviluppo del Mediterraneo, Premuda, e futuro consigliere della società che dovrà organizzare l’Expo 2015 a Milano.
Uomini potenti perché – loro sì – informati, ma nello stesso tempo condannati a servire il sistema, indispensabili ma sostituibili, schiavi delle beghe piccole e grandi e dei capricci degli imprenditori di cui sono al soldo, con la loro indubbia statura professionale che basta a stento a ritoccare la facciata.
Quali sono gli effetti di questa tragica analisi sulla libertà di informazione?
7 aprile 2010. Poco prima delle 10.30 decolla dall’aerodromo militare di Payerne il primo aereo alimentato esclusivamente a energia solare. Si chiama Solar Impulse e ha sorvolato per due ore la Svizzera occidentale. L’aereo è stato progettato per volare giorno e notte senza produrre alcuna emissione. Sulle ali del Solar Impulse, costruito in fibra di carbonio, sono installate 12mila cellule fotovoltaiche. L’aereo è a elica ed è spinto da quattro motori elettrici, per la costruzione sono stati impiegati sei anni.

Si tratta di un aereo dalle vaste dimensioni, ha infatti l’apertura alare di un Airbus A340, ma il suo peso è equivalente a quello di un’auto di medie dimensioni.
In un periodo in cui il prezzo del petrolio è in brusca risalita e il tema della sostenibilità ambientale sempre più trattato, ci si immagina che questa notizia debba ricevere gli onori della cronaca e che venga salutata con entusiasmo. Invece no, in Italia nemmeno una parola, né in televisione né sui giornali, con l’eccezione di un articoletto sul Sole 24 Ore pubblicato sull’inserto online Nuove energie e di un pezzo su L’Osservatore Romano. Forse perché l’opinione pubblica rimanga convinta dell’insostituibilità dell’oro nero?

Quante altre notizie non vengono date? Non possiamo saperlo, ma siamo ragionevolmente certi che le notizie pubblicate sono quelle che non infastidiscono nessuno. Cronaca nera, pettegolezzi politici e non, pochissimo approfondimento e quasi nessuna inchiesta, notizie dall’estero estremamente limitate, e solo quando non se ne può fare a meno: guerre, tsunami, terremoti. Anche la lotta tutta nostrana fra chi è pro e chi contro Berlusconi, fra il partito dell’odio e quello dell’amore, o la querelle fra Stato confessionale e Stato laico, sono comode cortine di fumo per non parlare di altro: la crisi economica, la responsabilità delle banche nel suo perdurare, la grande impresa che non sa che fare.
Emma Marcegaglia chiede al governo, nel corso del convegno degli industriali del 10 aprile 2010, di impegnarsi entro due mesi per un investimento di almeno 1 miliardo di euro su ricerca e innovazione e di circa 1-1,5 miliardi sulle opere infrastrutturali. Ma con i soldi di chi? E tagliando quali costi? E cosa ci darebbe in cambio la grande industria? Emma non lo dice, nessuno glielo chiede. Intrallazzi fra pubblico e privato costantemente oscurati, miliardi che corrono ma nessuno lo sa, accordi sottobanco con la criminalità organizzata, servizi segreti a disposizione di interessi privati: verità solo annusate che è impossibile addentare, mentre leggiamo di pedofilia vaticana, di un federalismo misterioso, dell’ennesima esternazione di un premier che ormai ha superato i confini del bene e del male e della morte prematura di un Presidente polacco. È proprio il caso di dirlo: beata ignoranza! 

Giovanna Baer.

giovedì 30 maggio 2013

Perchè repubblica dichiara guerra aperta contro il M5S?

 Perchè  repubblica dichiara guerra aperta  contro il M5S?  riportiamo testualmente le parole di Grillo: "Dopo le elezioni comunali parziali che storicamente, come qualsiasi asino sa, sono sempre state diverse come esito e peso rispetto a quelle politiche, c'è un fiorire di maestrini dalla penna rossa. Sono usciti dalle cantine e dai freezer dopo vent'anni di batoste e di vergogne infinite del loro partito, che si chiami pdmenoelle o Sel, non c'è differenza. In prima fila persino, con mio sincero stupore, un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo dove era stato confinato dai suoi a cui auguriamo una grande carriera e di rifondare la sinistra".

 Nelle parole del blog non è difficile capire come l'attacco non sia a Rodotà ma ai "compagni" di partito che hanno tenuto da parte il giurista, poi riscoperto dalla rete grazie al Movimento 5 Stelle,  non c'è alcun attacco, per chi legge ogni giorno il blog di Grillo, come credo facciano i bravi giornalai di Repubblica, non c'è alcun attacco.

Ma non basta,  Bracconi titola nel suo blog su Repubblica: "Vaffanculo a Rodotà!". Grillo quindi avrebbe mandato un vaffa a Rodotà, ma di questo davvero non troviamo traccia sul blog.
 Ora, crediamo che la vera pugnalata in questa vicenda sia stata sferrata all'informazione, non a Grillo, non al M5S.

 Siffedrus..
(.in onore del grande rocco)

giovedì 23 maggio 2013

L'Europa sulla via della dittatura?

Vladimir Bukowski
Nella settimana dal 29 novembre al 6 dicembre 2000, gli austriaci si sono visti confrontati con una decisione fondamentale. Si trattava della petizione per un nuovo scrutinio sull’adesione all’UE. Il 26 ottobre l’ex-dissidente sovietico Vladimir Bukowski ha tenuto una relazione a Salisburgo in cui dimostra la necessità  di una nuova consultazione sull’adesione all’UE. Il cammino dell’UE verso una dittatura e le evidenti parallelità  tra la struttura dell’Unione sovietica e quella attuale dell’Unione europea non sono casuali. Bukowski nella sua relazione menziona numerosi paralleli e li interpreta come risultati d’una strategia a lungo termine: la coalizione fra i comunisti sovietici e i socialisti dell’Europa occidentale. Nel suo libro “La resa dei conti con Mosca”, con l’aiuto di innumerevoli documenti mostra i crimini dei comunisti e il cambiamento della loro strategia a partire dalla metà  degli anni ottanta. Si tratta di un’avvertenza evidente nei confronti dell’Unione europea e di un appello a non più parteciparci. In seguito riproduciamo il testo di Bukowski.
Durante quasi cinquant’anni – gli anni consecutivi alla seconda guerra mondiale – abbiamo vissuto in un grande pericolo, in una grande tensione, all’ombra dell’immenso mostro dell’Unione sovietica che poteva divorare l’Europa ad ogni momento. A parecchie riprese c’è mancato poco che lo facesse. Il fatto che recentemente abbiamo potuto assistere alla morte di questo mostro rappresenta un miracolo. Ma dopo la sua scomparsa, in Europa abbiamo inventato un nuovo mostro.

L’Unione delle republiche socialiste

Più osservo lo sviluppo dell’UE, più scopro delle caratteristiche che assomigliano a quelle del vecchio mostro. Lasciate che mi spieghi con l’aiuto di un semplice paragone: chi era l’Unione sovietica? Un’unione di repubbliche socialiste. E cos’è l’Unione europea? Un’unione di repubbliche socialiste. Chi governava l’Unione sovietica? Quindici persone che si designavano loro stesse, senza che noi avvessimo potuto eleggerle. E chi governa l’Unione europea? Sono circa due dozzine di persone che non abbiamo eletto, che non possiamo destituire e che nei nostri confronti non assumono nessuna responsabilità . E come è nata l’Unione sovietica? Sovente le diverse repubbliche venivano costrette con la forza militare a diventare membri. E come è nata l’Unione europea? I paesi vengono costretti all’adesione tramite intimidazioni e minacce di tipo finanziario.
Secondo la Costituzione ogni stato sovietico possedeva il diritto di uscirne. In pratica però non esisteva una procedura per farlo. E così nessun paese era in grado di mettere in atto un processo di separazione. Mi sono spaventato nel constatare che anche l’UE non abbia previsto nessuna procedura per uscirne, sebbene nessuno abbia mai detto che non lo si possa fare.

Un paese corrotto e aggresivo

L’Unione sovietica era un paese incredibilmente corrotto. La corruzione era organizzata dall’alto. Si trattava di una corruzione tipicamente sovietica e socialista. Esiste una corruzione che penetra per così dire nel vivo dell’organismo. E c’è una corruzione che viene organizzata dall’alto e che fa parte del sistema. Grazie ai sintomi posso riconoscere di quale corruzione si tratta. Nell’Unione europea questi sintomi sono tipicamente socialisti.
L’Unione sovietica era uno stato aggresivo. Secondo la sua propria definizione, egli non poteva sopravvivere senza integrare continuamente altri paesi e regioni. Dal momento in cui ha smesso di crescere, ha avuto inizio la sua caduta. Nell’UE si osserva la stessa dinamica: sebbene non corrisponda nè all’interesse finanziario nè a quello economico dei paesi europei d’integrare sempre nuovi Stati, d’aiutare sempre più economie nazionali, cosa che esige enormi investizioni, ciononostante l’UE continua a cercare nuovi membri. Per mezzo di pressioni e approfittando della loro dipendenza finanziaria, un paese europeo dopo l’altro viene costretto ad aderire all’UE.
Sono semplicemente casuali o superficiali queste somiglianze, oppure esistono delle ragioni più profonde che spiegano il perchè della somiglianza così evidente di queste due strutture? Dopo aver effettuato ricerche negli archivi del Comitato centrale dell’Unione sovietica come pure nell’Unione europea, devo concludere che queste somiglianze non sono affatto casuali.

I bolscevichi e i menscevichi

Semplificando un po’, la storia dell’Europa del dopoguerra è definita dai rapporti tra i comunisti e i socialdemocratici o, direi, tra i bolscevichi e menscevichi. E questi rapporti caratterizzano la maggior parte degli avvenimenti degli ultimi cinquant’anni in Europa. L’intenzione dei bolscevichi è sempre stata quella di indurre i menscevichi ad eseguire i loro programmi e di trasferire il potenziale finanziario dell’Europa nella sfera socialista, per farne il motore principale dell’edificazione del mondo socialista. I menscevichi non hanno smesso di sognare che un giorno i bolscevichi si uniranno sazi al gruppo dei socialdemocratici. E ogni volta i bolscevichi sono ricorsi allo stesso trucco. Hanno fatto credere di ritornare alla socialdemocrazia ed i socialdemocratici ne erano felici. Quest’astuzia ha funzionato sotto Lenin, sotto Stalin, sotto Cruscev, sotto Brejnev e soprattutto sotto Gorbacev. E nel corso degli anni, se ne è fatta una teoria, una teoria dell’avvicinamento che fu popolare soprattutto all’inizio degli anni 60 e specialmente in circoli socialisti. Questo teoria presupponeva un approccio fra i due mondi nel quale i comunisti sarebbero diventati meno aggresivi e l’Europa sarebbe diventata socialdemocratica. Così finalmente non ci sarebbero più state nè frontiere, nè guerre, nè nemici, ma soltanto felicità  universale.

La svolta storica del 1985

All’inizio l’idea di un’Europa unita o di un Mercato comune non aveva niente a che vedere con la teoria dell’approccio. Era un concetto del tutto diverso. Si trattava unicamente di creare un mercato comune. E la prima reazione della sinistra dell’Europa occidentale come pure quella dell’Unione sovietica era stata negativa. Fino al 1985 la linea ufficiale sovietica era contro l’integrazione europea. L’Unione sovietica la considerava come una forza ostile.
Tutto cominciò attorno al 1985. I socialisti europei ebbero un’idea: potrebbero adottare l’intero progetto, modificandolo in modo tale da poterlo utlizzare per realizzare i propri obiettivi. Esattamente nello stesso tempo, cioè nel 1985, il comportamento dell’Unione sovietica nei confronti dell’ integrazione europea ha cambiato considerevolmente. Da questo momento l’Unione sovietica non considera più l’integrazione come un’impresa ostile e comicia a parlare della “casa comune europea”. Questo significa che c’è stato un accordo tra i comunisti di Mosca, e i socialisti europei, sopratutto l’Internazionale socialista con i suoi membri, i partiti. La creazione in Europa della stessa struttura dell’Unione sovietica, avrebbe loro permesso di governarela in modo socialista.

Un’operazione sovietica

Queste sono le ragioni perchè tutti noi nel 1989 abbiamo assistito ad un cambiamento spettacolare in Europa. Ad un tratto tutti i dittatori dell’Europa dell’est crollarono.
Si parlava di “rivoluzione di velluto”. Ma in effetti si trattava di un’operazione sovietica. C’è da chiedersi per quale ragione volevano una rivoluzione. Normalmente nell’Unione sovietica bastava una telefonata per cambiare un governo, per esempio in Pologna o in Ungheria. La spiegazione sta nel fatto che si doveva simulare una rivoluzione per imporre alla popolazione il modello superato del socialismo dal volto umano. Volevano in un certo senso attualizzare la primavera di Praga del 1968 per provocare un entusiasmo di massa. Doveva aver l’aspetto di una rivoluzione popolare, cosa che all’epoca è servita a stabilizzare la situazione.
E questo non è soltanto una supposizione. Esistono i documenti che provano tutto. Ricerche fatte nella Repubblica ceca del governo di Vaclav Havel mostrano in modo evidente che gli avvenimenti di Praga del 1989 furono operazioni sovietiche. Probabilmente vi ricordate che cominciarono con delle enormi manifestazioni studentesche che vennero soffocate brutalmente dalla polizia e delle quali fu vittima uno studente. Le ricerche del governo ceco hanno rivelato che le manifestazioni erano state organizzate dal KGB e che la presunta vittima studentesca è tutt’ora in vita: si è trattato d’un giovane collaboratore della polizia di sicurezza. L’operazione è stata diretta dal capo dei Servizi segreti cechi, il Generale Alois Lorens, anche lui tutt’oggi in buona salute. L’ho visto alla televisione confermare che si era trattato di una operazione sovietica: “Noi l’abbiamo gestita brillantemente, ma fortunatamente alla fine non abbiamo ottenuto i risultati da noi previsti. Infatti noi volevamo come presidente un comunista liberale, e non Vaclav Havel. Ma non ha funzionato.

L’Europa verso la dittatura

Quasi la stessa cosa è avvenuta nella Germania dell’est. La prima manifestazione contro Honegger era stata organizzata da Krenz su ordine di Mosca. Gorbacev ha dichiarato molto chiaramente che voleva liberarsi di Honegger e le prime agitazioni erano state tutte controllate e organizzate da Mosca. La Stasi obbediva agli ordini del Cremlino. L’unico paese in cui il piano sovietico ha funzionato è la Romania. Si trattava di sostituire Ceausescu con Illescu ed è esattamente ciò che è avvenuto. In tutti gli altri paesi gli esiti delle operazioni sono stati del tutto diversi rispetto a quanto previsto. Le analisi più recenti hanno mostrato che le popolazioni volevano una cosa del tutto diversa da ciò che Mosca aveva immaginato. Non si voleva un “socialismo dal volto umano”. Non si voleva nemmeno un socialismo diverso da quello esistente. Non si voleva nessun socialismo e nemmeno un comunismo liberale. Così quando i cittadini hanno potuto votare – non fosse che per pochissimo tempo – si sono opposti a ciò che veniva loro offerto dal nuovo governo.
Secondo i progetti sovietici la riunificazione della Germania non avrebbe dovuto avere luogo se non nell’ambito dell’integrazione europea. Era la politica sovietica ufficiale. E i sovietici sapevano che potevano confidare nei loro alleati, i socialdemocratici europei. Proviamo a immaginare per un momento ciò che sarebbe accaduto se la riunificazione della Germania non avesse avuto luogo nel 1990, ma alcuni anni più tardi. Essa avrebbe avuto luogo proprio ora o un po’ più tardi, quando l’Europa si fosse stabilizzata un po’di più. Ciò avrebbe loro consentito di avere una Germania unificata sotto un controllo permanente socialista, smilitarizzata, non più annessa alla Nato, ecc. Lo stesso progetto prevedeva un consolidamento della Polonia, stretta fra l’Unione sovietica e la Germania, ma non è riuscito semplicemente perchè i cittadini dell’Europa dell’est non l’hanno voluto. Essi non hanno aspettato. In Germania hanno deciso di procedere subito alla riunificazione e avevano completamente ragione. Se avessero aspettato ancora qualche anno non avrebbero più ottenuto ciò che essi hanno adesso.

L’Unione europea – la metà  del progetto

Gli avvenimenti, dei quali ho appena parlato, hanno avuto per consequenza che la parte sovietica del progetto è fallita. E un anno più tardi pure l’Unione sovietica è crollata. Ma la parte occidentale del progetto continua a esistere.
Quello che oggi è rappresentato dall’UE non è altro che la metà  del progetto. Ma anche solo questa metà  è già  sufficentemente orribile. Infatti è concepita più o meno secondo i concetti dell’Unione sovietica. Io posso dirvi precisamente ciò che avverrà , perchè in un certo senso ho già  vissuto nel vostro avvenire. Per esempio posso predirvi che i risultati del progetto saranno esattamente l’opposto di quello che proclamano, cioè esattamente quello che noi abbiamo conosciuto nell’Unione sovietica. Oggi ci dicono che abbiamo bisogno dell’Unione europea per evitare la guerra e garantire la pace, benchè attualmente nessuno minacci la pace in Europa.
Vi posso predire che in alcuni anni la maggior parte degli Stati europei saranno in discordia. I disaccordi saranno tali da non poter escludere dei conflitti. Oggi ci promettono che grazie all’Unione europea i popoli supereranno le lore diversità  nazionali e sotterreranno per sempre le divergenze razziali, etniche e nazionali. Avverrà  esattamente il contrario. Nell’Unione sovietica si supponeva che eravamo una famiglia felice di nazioni e dopo 73 anni c’erano più conflitti etnici che in nessuna altra parte del mondo. Attualmente ci si dice che le nostre economie prospereranno, che l’Unione rinforzerà  economicamente i paesi dell’Europa e che così faranno concorrenza all’America, cioè che l’Europa unita sarà  un guadagno per i nostri interessi economici. Avverrà  esattamente il contrario. Non solo diventeremo poveri, incapaci e superregolamentati, ma dipenderemo ancora di più dall’America.

Dei gulag in Europa

So talmente bene quello che succederà  che se trovassi chi scommette con me, potrei diventare molto ricco. Ma nessuno vuole scomettere con me. Poco tempo fa ho proposto una scomessa a un mio amico inglese. Ero pronto a scomettere con lui che tra alcuni anni avremo un’imposta europea, un’imposta speciale per pagare tutte queste strutture costosissime. Purtroppo non voleva. Se avesse accettato, entro pochi anni sarei diventato un uomo ricco. Anche altri amici inglesi non sono d’accordo con il mio paragone. Sostengono che l’Unione sovietica è impensabile senza i gulag e che in Europa non ce ne sono e non ce ne saranno mai. Ma devo contraddirli anche in questo punto. Abbiamo già  l’inizio di un gulag. Abbiamo già  il gulag intellettuale. C’è già  della gente che viene disprezzata, che perde il lavoro, che non può più esprimersi pubblicamente, semplicemente per il fatto che non segue la linea ufficiale riguardo certe questioni, quali la razza, la donna, la sessualità  o qualsiasi altro tema, perfino il fumo. Io stesso sono un fumatore e so che sono già  in un gulag. Ma non è ancora tutto. Ci sarà  un gulag. Ho letto il progetto sul contratto di Nizza che verrà  firmato in dicembre 2000. Chi non l’avesse ancora letto, si sbrighi a leggerlo! Si vuole creare una polizia europea! Una polizia europea! Si vuole dunque instaurare un nuovo KGB. E questa polizia avrà  delle competenze incredibili. Sono delle competenze che attualmente nessuna polizia in nessun paese europeo possiede. Come primo questa polizia goderà  di immunità . Che carino, vero? Un poliziotto-diplomatico! Può venire e bastonarmi e io non potrei citarlo davanti al giudice. Merviglioso! Nemmeno il KGB godeva di tale potere. Inoltre non ci sarà  procedura ben precisa. Potranno venire ad arrestarti nel tuo paese e portarti in un altro. E non sarà  possibile un’udienza prima dell’estradizione. Se dunque questa gente ti dichiara un criminale, nessuna legge locale ti proteggerà .

Le buone novità 

Basta con le brutte notizie, veniamo a quelle buone. Trattandosi di una struttura che conosco talmente bene, posso predire con certezza che crollerà . Questo crollo comporterà  difficoltà  economiche. Inoltre l’Unione europea lascierà  un’eredità  di disaccordi e di ostilità . I tempi che seguiranno al suo crollo non saranno particolarmente piacevoli. Ma l’Unione europea crollerà .
Un’altra buona novità  è che sarà  più facile combatterla che l’ex-Unione sovietica. Gli eurocrati sono deboli. Non sono tanto privi di scrupoli quanto lo erano i dirigenti sovietici. Hanno meno esperienza di loro. Per la maggior parte non sono altro che intellettuali che amano parlare del loro grande amore per l’umanità .

Fondiamo movimenti popolari

Posso anche dirvi come condurre la battaglia. à© quello che abbiamo fatto con successo nell’Unione sovietica. àˆ necessario capire che parlo dell’elite corrotta e non di questo o quell’altro partito, di questa o quell’altra parte della società . No, parlo invece delle elite corrotte europee. L’unica risposta adeguata è un movimento di massa. Andate nelle università  e nelle scuole, semestre dopo semestre e cercate di formare delle piccole cellule. La giovent๠deve farsi avanti, abbiamo bisogno di movimenti di massa. I funzionari di Bruxelles riveleranno la loro debolezza, non vi sapranno rispondere. Non erano nemmeno in grado di fare qualcosa contro la piccola Austria. Hanno semplicemente decretato delle stupide sanzioni che sono stati costretti ad annullare dopo solo sei mesi. Questo dimostra che quella gente è debole, stupida e incapace. Se un vero movimento popolare combatterà  in prima linea, la maggior parte di loro se la squaglierà . Quando all’inizio degli anni sessanta abbiamo cominciato il nostro movimento contro l’Unione sovietica e contro il comunismo, nessuno di noi s’immaginava di vivere abbastanza a lungo per assistere al crollo del sistema. Ci vedevamo davanti un nemico molto potente: il KGB senza scrupoli che in qualsiasi momento poteva uccidere ognuno di noi. Tuttavia il punteggio è a nostro favore. Loro sono morti, noi viviamo. Sono convinto che le vostre probabilità  per combattere questi resti di sovietismo in Europa siano di gran lunga migliori di quelle che avevamo noi, quarant’anni fa.

mercoledì 22 maggio 2013

L 'ALTRA CAF STA

Un formidabile business, di svariati  milioni  di  euro quello dei  centri  di assistenza fiscale (CAF)
Che  adesso  che il  modello CUD deve essere prelevato  presso le loro sedi    hanno messo in atto  la furbata, che consisterebbe in  un escamotage neanche tanto velato per spingere pensionati e contribuenti a iscriversi al sindacato  sarebbe  a dire, se sei  iscritto paghi   tot euro, ma se non sei iscritto  per farsi compilare 730 e modello Unico,  ISE ,ISEE  e cazzi vari, costerà fino al 100% in più rispetto all’anno scorso.(ovviamente per i non iscritti)
Secondo noi  L’obiettivo e palese,aumentare il tesseramento per contribuire a mantenere   quell enorme baraccone inutile chiamato Cgil, Cisl e Uil, "I tre porcellini "meglio noto come sindacato.

 Questa babele  non avrebbe ragione di esistere visto che ogni centro di assistenza fiscale, infatti, incassa dall’Erario 15 euro per ogni dichiarazione semplice e 30 euro per quella «congiunta»,se poi , consideriamo che i Caf ricevono inoltre, come contribuzione ( si fa per dire)volontaria, una media di 30 euro dalle tasche dei contribuenti aiutati nella compilazione delle varie cartacce,  mettono insieme una bella sommetta.
Nel 2005, sotto l'incalzare della Corte di Giustizia europea, convinta che il monopolio dei Caf rappresentasse una violazione ai trattati comunitari, il governo di Silvio Berlusconi aveva aperto la porta a commercialisti, ragionieri e consulenti del lavoro.

Una manovra talmente timida che la Commissione europea ha inviato all'Italia una seconda lettera di messa in mora. Sull'argomento gli uomini di Bruxelles hanno preteso e ottenuto, ancora nel gennaio scorso, un vertice a palazzo Chigi. Concluso, naturalmente, con un niente di fatto tanto  che ce ne fotte    di STRUNZ CCA PAVANO CCE NE STANN NNU SACC.

Un mio conoscente, sindacalista mi raccontava che  Scioperi, campagne di protesta e manifestazioni non ci sarebbero senza i soldi dei Caf e dei patronati.

 Quindi un circolo perverso in questo paese di pazzi !  cose come queste  impediscono ogni cambiamento, come ad esempio quello del mercato del lavoro.
Siamo abbastanza  consapevoli, che  noi attivisti  cinque stelle abbiamo già avviato un processo di trasformazione irreversibile, nel quale ci siamo fatti tutti i nemici possibili , stiamo dando scacco ai  furbi, parassiti, che lotteranno ancora  per conservare potere, privilegi, voti, con  questo post  vogliamo dare  un  ulteriore piccolissimo colpettino a  queste volpi, che finora, messe a guardia del pollaio, si sono nutrite di galline pasciute, con troppe tacite complicità.

POLDINO  MASTRILLO
 posta  per voi senza scopo di lucro 

lunedì 20 maggio 2013

Cari giornalisti

Cari giornalisti,
invece di parlare sempre e solo "dei nostri scontrini" (di cui noi del Movimento abbiamo discusso per soli due giorni), consiglio vivamente qualche servizio sulle nostre Proposte di Legge circa:
- abolizione auto blu
- impignorabilità della prima casa
- impignorabilità dello stipendio e della pensione al di sopra del "quinto"
- abolizione dei rimborsi elettorali
- fondo di microcredito per l'aiuto alla piccola e media impresa con i proventi dei rimborsi elettorali
- abolizione degli ordini professionali
- rifinanziamento scuola e università pubblica
- abolizione delle province
- comparazione delle pene per reati ambientali a quelle per i reati di mafia
- ritiro delle truppe dall'Afghanistan
- reddito di cittadinanza.
- quorum zero

Vi prego di parlarne altrimenti finisce che MATTEO RENZI si convince che in Parlamento non stiamo facendo niente.
Abbiate pazienza!

venerdì 17 maggio 2013

O ciuccio, Voila, Vola reloaded

Qualche giorno fa, sull’onda di una personalissima indignazione riguardante  l' ipermercato auchan di Volla, ho inserito nel blog un articolo intitolato “o' Ciuccio  vola....”. Mi ci è voluto un po’ per rendermi conto la grande quantità  di errori, va bhe  quella non la  calcoliamo neanche più, ma che che si trattava di una esternazione “freudiana” generata da un generale malessere, dall’approccio polemico e intransigente che nutre la mia prospettiva distopica delle cose di questo mondo, e   leggendo leggendo  mi accorgevo  di non aver reso bene l' idea.
 Allora adesso  riformulo , no anzi  rendo più ampio  quel post:

Vediamo come siete messi a cultura generale.  i principali fiumi italiani, sapete elencarli?
No?
Allora ve li elenco io: fiume di cemento,fiume di denaro,fiume di carte,fiume di fango,fiume di lacrime.

La caratteristica di questi fiumi è che sono tutti affluenti del più importante e caratteristico fiume d’Italia: il fiume di merda, il quale esonda spesso, a coprire con i suoi liquami tutti gli angoli di questo disgraziato paese.

Per primo arriva il fiume di cemento, con la benedizione di sindaci, assessori e speculatori. Nonostante i noti problemi derivanti dalle mutazioni climatiche, la superficie di questo fiume aumenta di 500 chilometri quadrati ogni anno. Ogni nuovo metro cubo viene salutato da inaugurazioni, fanfare, tagli del nastro , fuochi  pirotecnici (vietati) e applausi entusiastici.

 Il perché lo studiavamo a scuola 

Sempre restando sempre  in tema di fiumi, vi  ricordate  la storia d' egitto  , dei faraoni, che  ci insegnavano a scuola da piccoli ?il Nilo, era portatore in quelle terre  aride  di fertilità e ricchezza.
Così oggi il fiume di cemento  e portatore di lavoro  e sviluppo garantisce facili guadagni per chi ha comprato a dieci per rivendere a mille, spazi per l’edificazione di altri alveari da piazzare un tanto al metro quadrato, e tutto ciò che porta nelle tasche dei soliti noti (e altissimi ignoti) un fiume di denaro.

Sulla superficie di questo corso grigiastro e inarrestabile galleggia un fiume di carte, le quali hanno il duplice scopo di proteggerlo da sguardi indiscreti e di giustificarne l’esistenza.  i cementificatori hanno sempre le carte truccate ma “giuste”, un asso nella manica o in qualche ufficio, mentre i poveri cristi, per difendersi dalla speculazione edilizia, si ritrovano in mano solo scartiglie. Qualche volta si può tentare un bluff, ma quegli avvoltoi vengono sempre a vedere, e ne hanno per rilanciare… ma questo  è un altro  gioco

Così va a finire che piove, e su quei poveri cristi arriva il fiume di fango, indomabile, vendicativo, mortale. Quella che per San Francesco era “sor’aqua, la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta”, non trovando più la strada di casa, radici da allattare, vene da gonfiare e sorgenti da nutrire, scivola sul grigio mantello che copre la terra, le gocce si fanno folla che scende impazzita e rabbiosa in cerca di uno sfogo, scalzando e trascinando nel suo precipitarsi ogni sfortunata cosa e persona che non può o non ha fatto in tempo a scansarsi.

Il fiume di lacrime, trascina con sè le  sorti amarissime di chi ha perso tutto e anche di più, come una persona cara, sono quelle acide di rabbia di chi aveva previsto, temuto, avvisato, ma era rimasto inascoltato, sono quelle artificiali, fatte di verbosa partecipazione, di ufficiale rammarico, di promesse che non saranno mantenute, di comunicati e commissioni, sono quelle ipocrite e di circostanza, lacrime di coccodrillo dei cementificatori-speculatori-corruttori che hanno le loro ville e i loro palazzi in zone sicure, castelli inaccessibili e inattaccabili, al riparo dagli eventi e dalla giustizia.

Questi cinque fiumi si riuniscono a formare il sesto e più imponente fiume.
Il fiume  di merda, imminenti  studiosi cercano di capire secondo quale assurda alchimia, il nesso tra cemento, il denaro, la carta, il fango e le lacrime,  perchè una volta riuniti formino questo composto maleodorante che ammorba e insozza l’intero paese.

Sbagliano a cercare la soluzione dell’enigma nei loro laboratori,  ma in banca, quello  è il posto deve cercare, nei conti correnti cifrati e nelle partecipazioni societarie, oppure tra i banchi delle aule consiliari, negli accordi inconfessabili e nella mazzette, oppure anche nella testa di ognuno di noi, nel menefreghismo generalizzato, nella paura di esporsi, nello “e vva buò”, nella volontà di tenere gli occhi ben chiusi dinnanzi a un  domani scomodo o sgradevole.

Ora voglio farvi un ulteriore rivelazione, sapete da dove  nascono  i cinque fiumi che poi  vanno a creare  il grande fiume?
I cinque principali monti italiani: monte dei paschi, mario monti ,monte tremonti,monte di burocrati,monte di evasori.

Maguarda un po, anche questi sono come le dita di una mano. Allora è proprio vero che una mano lava l’altra…   con l' acqua del sesto fiume

 Ad  i lavoratori auchan di Volla diciamo:  Attenti  a non cadere   in  uno  di  questi  cinque fiumi, per poi trovarsi   nel sesto fiume,  attenti ora voi siete facili prede  di volpi in cerca di prede, dal viso mesto ma dal cuore d'avvoltoio, di falchi travestiti da benefattori.



N.B.   Nomi di  politici,enti, aziende, etc.etc. sono scritti  volutamente  in minuscolo,  le parole: esternazione ,freudiana, intransigente,  prospettiva, distopica, sono state  messe  per fare bella figura.
La mosca, se ci  riuscite cacciatela voi con tutta la merda che sta in giro

Sancho Panza

giovedì 16 maggio 2013

O ciuccio vola.............................


La catena francese, che mira a sfruttare il potenziale di crescita dei paesi  ora  dopo  aver  bene spolpato  alza bandiera bianca  e va via da Volla, immolandolo  tutto  e tutti sull’altare della crisi.
L’ipermercato, infatti, sarà ceduto a Pac 2000 A di Conad i 130 lavoratori dell’Auchan di Volla  a loro  chi  pensa? quanti  di questi  saranno  assorbiti dalla nuova società?
  Una   brutta storia a Volla, ma   a questo i Vollesi,  sono abituati,  vedi  il CAAN ,( tanto  per fare un solo esempio)questo  sempre  grazie  a  chi?
Si  sono venduti  e barattato  le vostre\nostre vite, le vostre terre  , e voi  fessi   li avete ceduti  per una manciata di fave,facendovi  abbagliare, come sempre dalla parola : sviluppo
Parola che  secondo noi è solo emblema e  rappresentazione massima delle aberrazione del capitalismo selvaggio.

Chiunque,centri commerciali e non , al momento delle aperture hanno  sempre promesso un sacco di assunzioni, salvo poi  dimostrare solo disprezzo per le persone,a loro  interessa solo la massima valorizzazione dei profitti, magari  appropriandosi distrattamente o furbescamente anche  di qualche pezzettino  di spazio pubblico, ma questa è  un altra storia.

Anche su questo la politica  tutta si dovrà interrogare se e quando finalmente riuscirà a governare per la prima volta in questo paese.

vi ricordate toto’  con gli spaghetti anche in tasca?

U G U A L I !

sabato 11 maggio 2013

QUANDO L'INFORMAZIONE E' DI REGIME

Continuano gli attacchi al Movimento Cinque Stelle da parte della stampa, ora ci provano con il web.

Da molti giorni sono sotto osservazione i link dei maggior servi dei partiti, e mi riferisco ai siti che dovrebbero dare informazione, ma dalle analisi, si evince che anche questa linea d'informazione è stata dirottata, poteri forti? può darsi, e non mi riferisco alle solite testate giornalistiche come Il Giornale, ma anche al sito dell'Ansa, è evidente che il Movimento Cinque Stelle è un problema per la casta.


In pratica i titoli degli articoli pubblicati via web sono ingannevoli, sotto alcuni esempi per darvi un'idea.

Articolo del 11-Maggio 2013 Testata giornalistica Il Giornale.


sopra l'articolo de Il Giornale, basta cliccare sul titolo evidenziato, dove viene menzionato il M5S, per scoprire che il contenuto dell'articolo è completamente fuori tema



                                                         questo è l'articolo sopra citato

come potete osservare, l'articolo menziona: Quella sinistra "democratica"che vuole vietare la piazza al Pdl, quindi, nulla centra il M5S da titolo, e allora perché menzionarlo?





sopra il link che circola su internet, l'articolo è targato Ansa, basta cliccare sul titolo, dove viene menzionato il M5S, per scoprire che il contenuto dell'articolo è completamente fuori tema





come potete osservare, l'articolo menziona: Berlusconi, io resto qui toghe vogliono eliminarmi, quindi, nulla centra il M5S come da titolo, e allora perché menzionarlo?

a voi le opportune considerazioni.
Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.



venerdì 10 maggio 2013

Pericolo disordini, Pdl in piazza a Brescia, forse Lunedì a Milano.




 4 anni di cui 3 condonati per l’indulto, l’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni.

Nitto Palma: "Processo anomalo"
chi è Nitto Palma? 

Nel 2002 è stato promotore di un emendamento per reintrodurre l'immunità parlamentare.

Renato Brunetta: "I giudici distruggono la vita democratica
chi è Renato Brunetta? 

Nel 2008 si scaglia contro i "fannulloni" della Pubblica Amministrazione, minacciandone il licenziamento. 

Nell'agosto 2008 il sito del Ministero per la Pubblica Amministrazione pubblica 11 vignette satiriche pubblicate dai giornali, tra cui Il Foglio e Quaderni Padani, con una connotazione positiva del Ministro e negativa dei dipendenti statali, suscitando polemiche per l'utilizzo propagandistico di un sito istituzionale.

Nel febbraio 2009 il settimanale L'Espresso rivela che il libro "Microeconomia del Lavoro", di cui Brunetta è co-autore, è ampiamente basato sul più noto testo americano del 1980 (Labor Economics, prima edizione del 1970, edito da Prentice-Hall, Inc.) di Belton M. Fleisher e Thomas J. Kniesner, non citato nel testo italiano.

Il 2 aprile 2009 è entrato in polemica con la collega Mara Carfagna per aver dichiarato che «Il lavoro pubblico è stato usato per tanto tempo come un ammortizzatore sociale, soprattutto da parte delle donne che uscivano a fare la spesa in orario di lavoro»

Il 27 maggio 2009 una sua dichiarazione sui poliziotti («Bisogna mandare i poliziotti per le strade. Ma non è facile farlo: non si può mandare in strada il poliziotto panzone che non ha fatto altro che il passacarte, perché in strada se lo mangiano») scatena polemiche da parte dei sindacati di polizia.
Nella stessa occasione propone lo scioglimento dell'antimafia: «La mafia dev'essere affrontata in modo laico e non ideologico. Se della mafia facciamo un simbolo ideologico, con la sua cultura, la sua storia e così via, rischiamo di farne un'ideologia e come tale, alla fine, produce professionisti di quella ideologia proprio nei termini in cui ne parlava Sciascia, professionisti dell'antimafia»


L'11 settembre 2009, a Gubbio, nel suo inter­vento alla scuola di formazione del Popolo della Libertà, ha rivolto accuse al mondo del cinema, "riesumando" il termine Culturame. Al ministro ha replicato Citto Maselli, con queste parole: «Non è un caso che Brunetta usi la parola 'culturame' che è stata la bandiera di Mario Scelba negli anni delle peggiori re­pressioni nei confronti del­le culture e della vita de­mocratica del nostro Pa­ese. Il tono, l'arroganza e il semplicismo di Bru­netta parlano da soli»

Il 15 settembre 2009, per rispondere ad un articolo del settimanale L'Espresso critico nei confronti dei risultati della battaglia contro i "fannulloni", Brunetta utilizza la prima pagina del sito istituzionale del Ministero, titolando a caratteri rossi Il bluff de L'Espresso. L'iniziativa, difesa dal suo portavoce Vittorio Pezzuto come una «difesa dell'operato non della persona Renato Brunetta ma del Ministro Brunetta e di tutti gli uffici di Palazzo Vidoni», raccoglie molteplici critiche per utilizzo privato di un sito istituzionale.

Il 19 settembre 2009, al convegno del Pdl veneto a Cortina d'Ampezzo, afferma che «Ci sono élite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di Stato» e mette in contrapposizione «i compagni della sinistra per bene» e quella che definisce «la sinistra per male» o «di merda» alla quale augura «vada a morire ammazzata».Successivamente dichiara di non pentirsi di quanto affermato pubblicamente.

Il 28 settembre 2009, durante un dibattito in occasione della presentazione del libro di Stefano Livadiotti «Magistrati - l'ultra casta», Brunetta definisce «mostro» il Consiglio Superiore della Magistratura, in riferimento al fatto che gli equilibri all'interno di esso vengano pesantemente condizionati dalle correnti dell'Associazione Nazionale Magistrati, dichiarando altresì che i magistrati «forse si sono montati un po' la testa», e lamentando gravi carenze organizzative all'interno degli uffici.In risposta al ministro, l'ANM diffonde l'indomani un duro comunicato, nel quale si fa tra l'altro presente che i tagli operati dall'esecutivo di cui fa parte Brunetta, su suggerimento del dicastero di cui egli stesso è titolare, non hanno fatto altro che peggiorare una situazione già precaria in partenza.

L'11 settembre 2010, in una intervista a Il Giornale afferma che «Se non avessimo la Calabria, la conurbazione Napoli-Caserta, o meglio se queste zone avessero gli stessi standard del resto del Paese, l'Italia sarebbe il primo Paese in Europa»

Il 14 giugno 2011, al termine di una conferenza sull'innovazione nella pubblica amministrazione, una lavoratrice della Rete Precari, chiede di porre una domanda e viene invitata ad avvicinarsi dallo stesso Brunetta, ma quest'ultimo, una volta che la donna si presenta come appartenente alla rete dei precari della pubblica amministrazione, si rifiuta di ascoltarla allontanandosi velocemente dall'aula, dicendo "questa è la peggiore Italia". A seguito delle polemiche nate da questa affermazione il ministro chiarisce affermando di essersi riferito a chi tende agguati mediatici sfruttando la categoria dei precari, e non alla categoria stessa dei precari.



martedì 7 maggio 2013

Lo stato delle cose

Via F. Petrarca prima
Lo stato  delle cose
Lo stato  delle cose e questo  a Volla
Stasera  mentre  il  gran  consiglio  riunito  in  gran forma     tenta  ancora  di partorire  il P.U.C. (pastrocchio urbanistico c...........)senza  che   contenga un accenno con L'espressione "emergenza abitativa" ma intriso  di ex  dismesse  e dismissibbili aree, mentre Guadagno & Ricci  si accapigliano  sugli  OTTOMILIONI E MEZZO circa  di buco
 Noi allibiti spettatori   diciamo che basta costruire facendosi  una semplice  quanto elementare domanda.Occorre chiedersi  chi  costruisce, e il ‘per chi’ ma queste domande sono facilmente  glissabili, perchè esiste una  parola  che tutto permette, sviluppo, ormai questa  parola è un cavallo di troia  troppo scoperto, ma  qualcuno  ancora abbocca, o  gli fa comodo abboccare a Volla.
 Comunque vada l' eventuale  nuovo PU.C.,  condanna  Volla ad un destino asservito ad una manciata di costruttori e di imprenditori arroganti e insaziabili, sono loro che governano la città e il piano urbanistico  è solo uno strumento a misura dei loro interessi.
 Inoltre le   iniziative    sbandierate   per costruire una città a misura  di bambino  iniziano sia dal P.U.C.  sia con una  maggiore attenzione,  per cominciare  egreggi amministratori,  evitate questi  scempi,( vedi foto) che sono  anche  frutto delle vostra poco attenta politica ecologista.




Via F. Petrarca  questa sera alle 19.30, uno dei tre alberi  nella foto sopra

lunedì 6 maggio 2013

È morto Andreotti.

6 maggio 2013
 È morto  Giulio Andreotti.
  Quindi non era immortale.
 E se non era immortale lui non tutto è perduto,
 abbiamo ancora qualche speranza.

venerdì 3 maggio 2013

I palazzi del potere italiano non sono luoghi sicuri

I palazzi del potere  italiano  non sono luoghi sicuri  riportiamo  di seguito un post di luigi Di Maio cittadino a cinque stelle  vice presidente della camera dei deputati.


La cosa che più mi fa rabbia di queste giornate è che stiamo togliendo tempo prezioso al nostro lavoro parlamentare per proteggere la sicurezza dei deputati e dei senatori del M5S. Due settimane fa abbiamo subito il furto di un hard disk del capo dell'ufficio legislativo con dati sensibili. Ieri abbiamo subito il furto di un file importante dal terminale di un addetto dei nostri uffici alla Camera.
Stiamo subendo da settimane la pubblicazione delle nostre email personali con informazioni della nostra vita privata che dovrebbero essere rispettate come nostre e basta. Tra l'altro mettendo in pericolo i tanti cittadini che ogni giorno ci inviano segnalazioni su questioni delicate del proprio comune, regione, ambiente lavorativo, preferendo l'anonimato.
Ciò che più fa rabbia è che questi atti, a tutti gli effetti intimidatori, stanno avvenendo nel "silenzio dei fatti". Addirittura il sito internet degli hacker che hanno violato le nostre email è ancora online.
Nonostante questo ho visto Giulia Sarti continuare a lavorare come Parlamentare a tambur battente, nonostante sia stata "violentata" con la pubblicazione delle sue email personali, della sua vita personalissima. Questa settimana è stata pubblicata la casella di posta di Di Battista.
VI FACCIO UNA DOMANDA: se fosse successo ad un altro partito ci sarebbe stato questo silenzio? Immaginate se avessero pubblicato la mail di Brunetta

mercoledì 1 maggio 2013

Al gabinetto

La mia analisi ""... Parafrasando ( un titolo degli anni ottanta ) " Dentro il tailleur il nulla... politico" . Appena un mese fa qualche visionario paventava un "impresentabile" (per il sistema ) Gino Strada alla sanità, uno che ne capisce fin troppo del settore ( inaccettabile ) e che aveva risposto all'appello con la fantomatica dichiarazione di tagli del finanziamento pubblico alla sanità privata: come dire 30 cm di terra su quella candidatura in pectore già nata bella che morta e seppellita! E allora, giusto per ribadire a quel diffuso (e nebuloso) desiderio di cambiamento che agita gli animi ( e sobilla quel postaccio che è la piazza ), che la vacca sacra dell'induismo epigonale della politica S.P.A. non si oltraggia, ecco la nomina della Lorenzin a quel dicastero che gestiste, spicciolo più spicciolo meno, un flusso di 110 miliardi di euro, Certificata ignoranza del settore, consolidata visibilità nei salotti televisivi e rodata fedeltà politica al biscione, ne fanno la persona giusta al posto giusto. Potendo esibire, nel suo curriculum vitae, invidiabile incompetenza ed una rassicurante impalpabilità politica, la Beatrice (poco dantesca e molto commedia ), rappresenta probabilmente il ministro bipartizan per antonomasia, in un ambito, quello dei consigli di amministrazione, del baronato universitario, del sistema di nomine che produce più primari che degenti , degli appalti faraonici con le case farmaceutiche ; un ambiente in cui la disputa politica e la contrapposizione tra schieramenti si concretizza, più realisticamente. in gara all'accaparramento ( o nella più salomonica spartizione ). Nota antiabortista, strappa anche il placet della CEI: tutti contenti! La signora " belle cosce "Lorenzin, il nuovo che già un "avanzo" della solita minestra scaldata: una che sa incrociare con stile le gambe e dinoccolare il ciuffo davanti alle telecamere mentre con garbo ripete le "filastrocche" populistiche ( leggi: programma politico del PDL ) , la gatta accattivante che il marketing Fininvest ha preferito, secondo una oculata operazione di restyling, alle cagnacce latranti ed alle cagnette in calore. Un'altra bella gatta da pelare. Ci consola l'idea che, forte della sua formazione classica ( ottimo diploma ), possa declamare in greco il giuramento di Ippocrate, prima di passare al trucco per l'ennesimo dibattito televisivo.
Salvatore Arrichiello M5s Casoria