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La ragnatela, Italia ed altre storie


LA RAGNATELA
Traccia storica e considerazioni di Renata Franceschini

Note bibliografiche
Aldo Giannulli: "Lo stato parallelo - Cronologia 1942-1992"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.9 di "Avvenimenti".
Gianni Cipriani, Giuseppe De Lutiis: "I servizi segreti"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.13 di "Avvenimenti".
Gianni Flamini: "Il partito del golpe"; Bovolenta editore.
AA.VV.: "Banda armata -La sentenza del giudice Casson su 'Gladio'"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.48 di "Avvenimenti".
Gian Pietro Testa: "Storia dell'Italia delle stragi - 1969-1993"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.30 di "Avvenimenti".
Gian Pietro Testa: "Le stragi nere"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.8 di "Avvenimenti".
Gian Pietro Testa: "La strage di Peteano"; ed.Einaudi.
Michele Gambino: "Cossiga - Biografia di un golpista"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.4 di "Avvenimenti".
Michele Gambino: "La Loggia P2 - La storia e i documenti"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.12di "Avvenimenti".
Michele Gambino, Edgardo Pellegrini: "I segreti della Massoneria"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.45 di "Avvenimenti".
Gianni Flamini: "Il memoriale di Gelli"; ed."L'Espresso".
AA.VV.: "Andreotteide - Le denunce insabbiate. Le spiritosaggini. I verbali davanti alla Commissione P2"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.13 di "Avvenimenti".
Sergio Flamigni, Michele Gambino: "Il caso Moro"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.6 di "Avvenimenti".
Michele Gambino: "Craxi - Biografia non autorizzata di un giocatore di poker"; collana I libri dell'Altritalia; supplemento al n.20 di "Avvenimenti".
Giampaolo Pansa: "Il regime"; Sperling & Kupfer Editori.
Antonio Cipriani, Gianni Cipriani: "Sovranità limitata"; Edizioni Associate, 1991
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Questo documento non è coperto da Copyright, e può essere diffuso liberamente. Si prega di darne la più ampia diffusione.

DALLE TRAME NERE AL GOVERNO BERLUSCONI
Prefazione
I Servizi Segreti Usa, già nel 1942 durante il fascismo, allacciano rapporti con la mafia siciliana e determinati settori politici, e quindi instaurano durature alleanze con questi soggetti. Lo scopo è quello di controllare la vita politica italiana, in modo da piegarla con qualsiasi mezzo, anche terroristico e sanguinario, agli interessi degli Stati Uniti e dei gruppi politico-economici di loro riferimento.
Cosa abbia comportato questo disegno lo si comincia a comprendere solo da qualche anno, grazie alle indagini di magistrati coraggiosi, che tra mille insidie ed ostacoli sono riusciti a fare intravedere, se non tutta la verità, almeno una parte di essa, facendo emergere i gangli dell'ordito di sangue.
Fin dalla caduta del Fascismo si costituiscono in Italia strutture più o meno occulte, più o meno legali, con l'unico scopo di impedire l'attuazione della Costituzione Repubblicana, pienamente democratica, impedendo l'assurgere al potere legislativo ed esecutivo di partiti di ideologia socialista, duramente contrastata dagli USA, che ribadivano la loro volontà di egemonia su parti del mondo loro assegnate dopo Yalta.
Una di queste strutture è la "Gladio", e membri importanti di "Gladio" sono l'onorevole Francesco Cossiga e Licio Gelli.
Licio Gelli, massone, costituisce una struttura massonica segreta, la Loggia P2 che, a metà degli anni '70, tende al sovvertimento della Repubblica e all'instaurazione di una seconda Repubblica Presidenziale, a carattere liberistico e antidemocratico.
La complessa organizzazione massonica P2, il suo sistema di rapporti col potere e la mafia in Italia, i servizi segreti italiani e americani, la Gladio, un complesso di organismi e di gruppi con legami nei servizi segreti, nei Carabinieri, negli alti corpi di polizia, nella magistratura e in altri settori della pubblica amministrazione, costituiscono una struttura politico- militare, che agisce come un vero e proprio "Stato parallelo", finalizzato ad impedire che i nostri equilibri politici si evolvano in direzione di una maggiore e più completa democrazia.
Colpi di Stato tentati o minacciati, stragi, attentati a treni, azioni di terrorismo nero furono, a complemento di manovre politiche contro la democrazia, gli strumenti di questo vero e proprio "Stato parallelo", atti al conseguimento degli scopi di eversione.
I servizi segreti, che per lungo tempo alcune forze politiche ci hanno fatto credere "deviati", hanno coperto, non episodicamente, gravi reati, depistato giudici, posti in salvo i presunti attentatori, al fine di lasciare impunite le stragi più efferate.
Questo complesso di organismi ha attivato, all'interno di un disegno a lungo termine, il progetto politico che sussisteva dietro le stragi, e ne ha tutelato e continua a tutelare gli esecutori e i mandanti.
Così oggi possiamo assistere, dopo il periodo di instabilità politica degli anni '90, all'affermazione elettorale della "Casa delle Libertà" (sic!), che ha raccolto nel suo seno tutti i tipi di destra presenti nel nostro paese: da quella xenofoba e furbesca, rappresentante dei nuovi rampanti padani, a quella rivestita di un nuovo perbenismo, ma con non ben nascoste aspirazioni autoritarie di tipo fascista, come ci hanno fatto capire, se ce ne fosse stato bisogno, attraverso la repressione di Genova durante il G8; da quella che rappresenta i "buoni sentimenti" catto-qualunquistici , a quella residuale del periodo craxiano, con le stesse idee e l'identico modo di fare politica.
Quindi la matassa aggrovigliata dei poteri occulti e palesi ha dipanato il suo perverso filo conduttore di un progetto politico autoritario e antipopolare che arriva fino all'oggi e sembra avere ormai raggiunto il suo scopo: quello di un governo dei privilegi, a-democratico, falsamente populista, fascisteggiante e reazionario, cioè il governo alla cui testa si trova il Cavalier Silvio Berlusconi, un individuo allevato dalla Mafia, coccolato dalla P2, e tanto "amico" di Craxi e di certi politici democristiani, che come bravi sarti gli hanno confezionato leggi su misura, permettendogli la scalata al potere economico e quindi politico.
Questa destra è così compatta da costituire un vero e proprio club, che procede celermente verso mutamenti istituzionali e sociali sul modello del progetto di "Rinascita Democratica" di Gelli.
A tappe successive quello "Stato parallelo" è riuscito ad impadronirsi del potere politico-economico del paese e a realizzare il suo piano.

1. I SERVIZI SEGRETI
Il SIFAR (Servizio Informazioni Forze Armate), istituito il 1 settembre del 1949, era totalmente subordinato alla CIA e molto simile al vecchio SIM fascista. Fu istituito, con procedura anomala, senza nessun dibattito parlamentare. Il repubblicano ministro della Difesa, Randolfo Pacciardi, firmò una semplice circolare interna. Il primo direttore del SIFAR, il generale di brigata Giovanni Carlo Del Re, operava sotto l'esplicita supervisione dell'emissario della CIA in Italia, Carmell Offie.
Nel 1951 il gen. Umberto Broccoli, almeno sulla carta, darà l'avvio a "Gladio".

La NATO fu creata nell'aprile del 1949, non solo per contrastare la potenza comunista, ma anche per mantenere stabile la situazione politica nei paesi che facevano parte dell'Alleanza..
La stabilità, secondo questa strategia, si manteneva escludendo rigorosamente le forze di sinistra dalla gestione del potere politico e i partiti, che le rappresentavano, lontani da qualsiasi forma di governo.
Le attività "antisovversive", cioè le azioni per arginare la crescita elettorale dei partiti di sinistra, cominciarono prima ancora che in Italia venissero ricostituiti i servizi segreti.
In un rapporto del NSC, National Security Council, dell'8 marzo 1948 sulla "posizione degli Stati Uniti nei confronti dell'Italia, alla luce di una partecipazione dei comunisti al governo con mezzi legali", si diceva espressamente che una vittoria del Fronte Popolare avrebbe minacciato gli interessi degli Usa nel Mediterraneo. Gli Stati Uniti quindi avrebbero fornito "assistenza militare e economica al movimento clandestino anticomunista".
Ad esempio, durante le elezioni del 18 aprile del 1948, l'organizzazione "Osoppo", l'antenata di Gladio, composta da 4.484 uomini, venne schierata segretamente lungo il confine orientale per contrastare una ipotetica invasione dell'esercito sovietico.

All'Italia, con la sua adesione al Patto Atlantico, furono imposti numerosi obblighi, tra cui quello di passare notizie riservate e ricevere istruzioni da una speciale centrale della CIA, chiamata in codice "Brenno".
Col lavoro paziente di alcuni tra i loro migliori agenti della CIA, gli americani avevano intessuto una fitta ragnatela che piegherà le decisioni del governo alla volontà degli Alleati d'oltreoceano
Il SIFAR, servizio informazioni difesa, del generale De Lorenzo reggerà le fila del controllo occulto della politica italiana degli anni caldi precedenti al rivoluzionario decennio aperto dalla contestazione del 1968.
Si infittirono i rapporti con i servizi statunitensi, che fin dal dopoguerra avevano installato un'importante centro operativo in Italia.
La stazione CIA di Roma funzionerà egregiamente: attraverso il lavoro paziente di alcuni tra i loro migliori agenti, gli americani erano in grado di tessere una fitta ragnatela che piegherà le decisioni del governo alla volontà degli alleati d'oltreoceano.
La rete Stay Behind, cioè in Italia la Gladio, risultava attiva anche in molti altri paesi europei, coordinata da accordi che intercorrevano tra i vari servizi segreti. Nel caso italiano la CIA e il SIFAR, come ha rilevato lo stesso giudice Casson nella sua indagine, che operavano a condizionare e a scavalcare qualsiasi decisione del nostro Parlamento, unico organismo in grado di ratificare trattati internazionali di questa natura, qualora essi fossero ritenuti legittimi.
Nonostante il profondo mutamento della situazione internazionale, non essendo noti a tutt'oggi i "protocolli segreti" firmati dal governo italiano al momento di adesione alla NATO, non conosciamo bene quali altri obblighi abbia l'Italia nei confronti degli USA.
E' vecchia abitudine, questa, di organizzare reti clandestine totalmente svincolate da qualsiasi controllo, per piegare una democrazia, già vacillante in realtà sotto i colpi delle feroci repressioni operaie del Ministro dell'Interno, on. Mario Scelba, protagonista della repressione di operai e braccianti negli anni immediatamente a ridosso della proclamazione della Repubblica democratica fondata sul lavoro.
Mario Scelba va ricordato come il fondatore del reparto Celere della Polizia di Stato (negli anni divenuto tristemente famoso per i metodi antiguerriglia nella repressione delle agitazioni operaie e popolari di piazza).
Come lo stesso Scelba conferma in un'intervista comparsa nel 1988 sulla rivista "Prospettive nel mondo ": "[...] Allontanai, con buonuscite o trasferimenti nelle isole, per tutto il 1947, gli ottomila comunisti infiltratisi nella Polizia e assunsi diciottomila agenti fidatissimi...Posso aggiungere che non mi limitai a reclutare forze di Polizia affidabili, ma creai una serie di poteri per l'emergenza, una rete parallela a quella ufficiale che avrebbe assunto automaticamente ogni potere in caso di insurrezione."
Durante gli anni del generale dei Carabinieri Giovanni De Lorenzo, che assunse la dirigenza del SIFAR nel 1955, fu creato il progetto del "Piano Solo" per un colpo di stato e gli agenti del SIFAR cominciarono a schedare in massa gli italiani: oltre 155.000 esponenti della sinistra istituzionale e non, semplici simpatizzanti, sindacalisti, operai.
Si volle far credere che la schedatura generalizzata del SIFAR fosse una operazione "deviata" messa in atto per iniziativa singola del generale De Lorenzo, mentre gli erano complici autorevoli esponenti democristiani del governo italiano, con l'appoggio della CIA.

In un accordo, stipulato con i servizi segreti americani nel giugno 1962,
De Lorenzo impegnava il SIFAR a programmare azioni di emergenza con la CIA, senza avvertire il governo.
Nel marzo 1963 William Harvey, il responsabile dell'assassinio di Patrice Lumumba, l'eroe della lotta per l'indipendenza del Congo, diventava "capostazione" della CIA a Roma.
Col colonnello Rocca concordava la formazione di "bande d'azione" che dovevano attaccare sedi della DC, per fare ricadere la responsabilità sulle sinistre.
Il colonnello Rocca organizzò le squadre di Milano, Torino, Genova e Modena, aiutato da Luigi Cavallo, un ex militante del PCI, espulso dal Partito come spia, che in FIAT aveva causato la sconfitta pesante della CGIL con le sue provocazioni e con atti violenti mascherati di "rosso".
Nominato sul finire del 1962 comandante generale dell'Arma dei Carabinieri e quindi costretto a lasciare la guida del servizio segreto, De Lorenzo comunque mantenne il controllo del SIFAR, facendo nominare al suo posto un suo fedelissimo, Egidio Viggiani e facendo occupare i posti chiave da suoi fedelissimi: Giovanni Allavena - responsabile, contemporaneamente, dell'ufficio D (informazioni) e del CCS (controspionaggio) ed in seguito egli stesso ai vertici del SIFAR- e Luigi Tagliamonte che assumerà il doppio (e incompatibile) incarico di responsabile dell'amministrazione del SIFAR e capo dell'ufficio programmazione e bilancio dell'Arma.

Tra il 1960 e il 1964 i socialisti riuscirono ad entrare nell'area di governo. Era il primo mutamento importante negli equilibri politici italiani dopo il trionfo dei democristiani nel 1948.

Nel giugno del 1960, quando il governo Tambroni, che aveva ottenuto la fiducia con i voti determinanti del MSI e della Confindustria, autorizzò il MSI a tenere il suo congresso nazionale a Genova, ci fu una rivolta popolare durata tre giorni, perché si ritenne questa autorizzazione una sfida alle tradizioni operaie e antifasciste della città. Altre manifestazioni antigovernative, dilagate in molte città, furono represse dalla polizia, in qualche caso anche con le armi, che provocò una decina di morti. Cinque nella solo Reggio Emilia.
La DC dovette, quindi, sconfessare Tambroni, il cui governo cadde.
Nel marzo 1962 si formò un nuovo governo Fanfani, concordato con i socialisti che si impegnavano a dare il loro appoggio ai singoli progetti legislativi. Nelle elezioni politiche dell'aprile del 1963 ci fu una fortissima avanzata del PCI.
Fu in questa fase che la politica di centrosinistra conseguì i risultati più avanzati. Fu avviata la nazionalizzazione della industria elettrica, istituita la scuola media unica. Per contro, le Regioni, istituti previsti dalla Costituzione, non videro ancora la luce del loro ordinamento, per il timore della DC del rafforzamento delle sinistre a livello locale.
Di fronte a questi avvenimenti, che sembravano avvicinare sempre più la sinistra al governo, bisognava portare la guerra totale. Bisognava bloccare in qualche modo l'avanzata popolare nelle fabbriche e nella società, che pretendeva una diversa qualità dell'esistenza.

Ecco allora la ragnatela mobilitarsi.

Nel luglio del 1964, si fece udire il famoso "rumor di sciabole", di cui parlò l'allora segretario socialista Pietro Nenni: la formazione del secondo governo di centro-sinistra, guidato da Aldo Moro, fu minacciata dalla possibile messa in atto del già progettato colpo di stato, il "Piano Solo", che sarebbe scattato se il governo di sinistra avesse adottato un programma veramente progressista.
Carabinieri, gruppi di civili, ex parà e repubblichini di Salò, addestrati nella base segreta di Gladio di Capomarrargiu e reclutati dal colonnello Rocca, capo dell'ufficio Rei (Reparto enucleandi interni) del SIFAR, avrebbero partecipato al golpe. La Confindustria e alcuni circoli militari, legati all'ex ministro della Difesa Pacciardi, avrebbero finanziato alcune formazioni paramilitari.
In un elenco, rinvenuto negli archivi della CIA di Roma, c'erano i nomi di circa duemila anticomunisti che si dichiaravano pronti a compiere anche atti terroristici. Il "Piano Solo" prevedeva la cattura degli "enucleandi", cioè di dirigenti comunisti, socialisti, e di sindacalisti; e l'occupazione armata delle sedi dei partiti di sinistra, le redazioni dell'Unità, le sedi della Rai e le prefetture.
Lo scandalo delle schedature e del "Piano Solo" vennero rivelati, solo tre anni dopo, con una campagna di stampa condotta dai giornalisti Lino Jannuzzi ed Eugenio Scalfari.

Nel 1965 il SIFAR fu sciolto. Ed era l'ennesimo scioglimento di facciata di un servizio segreto "deviato".
Con un decreto del Presidente della Repubblica, il 18 novembre 1965, nacque il SID (Servizio Informazioni Difesa), che del vecchio servizio continuerà a mantenere uomini e strutture.
Il comando del SID venne affidato all'amm. Eugenio Henke, molto vicino al ministro dell'Interno dell'epoca Paolo Emilio Taviani, democristiano. Sotto la gestione Henke - che resterà in carica fino al 1970 - prenderà avvio la "Strategia della tensione" che avrà come primo, tragico, risultato la strage di piazza Fontana (12 dicembre 1969).
Il 18 ottobre 1970 Henke venne sostituito dal gen. Vito Miceli, che già dal 1969 guidava il SIOS (il servizio informazioni) dell'Esercito.

Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 un gruppo di neofascisti, capeggiati dal "principe nero" Junio Valerio Borghese, ex comandante della X MAS, mise in atto un tentativo di colpo di stato, nome in codice "Tora, Tora", passato alle cronache come il "Golpe Borghese".
Il tentativo di colpo di stato fallì e ancora oggi per molti aspetti appare velato di "misteri".
Il neo capo del SID, il gen. Vito Miceli, molto legato ad Aldo Moro e nemico giurato del potente democristiano on. Giulio Andreotti, tacque di quel tentativo di golpe, prima di tutto con la magistratura.
Quando nel 1975 l'inchiesta giudiziaria sul golpe Borghese arriverà alla sua stretta finale, Miceli aveva già lasciato il servizio, a causa delle incriminazioni che lo porteranno ad essere arrestato per altri fatti, ancora oggi non del tutto chiariti, come la creazione della Rosa dei Venti, un'altra struttura militare para-golpista e dello scontro durissimo col capo dell'ufficio D, un fedelissimo di Andreotti, il gen. Gianadelio Maletti.
Gli anni della gestione Miceli sono stati gli anni dello stragismo in Italia: da Peteano, alla strage alla Questura di Milano, dalla strage di Piazza della Loggia a Brescia, all'Italicus. Come era già accaduto a De Lorenzo, anche Miceli finirà la sua carriera in Parlamento: eletto, anche lui, nelle file del MSI-DN di Giorgio Almirante, così come anni dopo capiterà ad un altro capo dei servizi segreti, il gen. Antonio Ramponi, nelle file dell'Alleanza Nazionale di Gianfranco Fini.

La prima riforma organica dei servizi segreti risale al 1977.
Sempre più vicino all'area di governo, impegnato in una politica improntata al consociativismo, il PCI partecipa direttamente, nella persona del sen. Ugo Pecchioli, alla riforma.
Per la prima volta venne introdotta una figura responsabile dell'attività dei servizi segreti di fronte al Parlamento: è il Presidente del Consiglio che si avvale della collaborazione di un consiglio interministeriale, il CESIS, che ha anche un compito di coordinamento. Inoltre i servizi devono rispondere delle loro attività ad un Comitato parlamentare.
Una importante novità, introdotta dalla riforma dei servizi segreti, riguarda lo sdoppiamento dei servizi stessi: al SISMI (Servizio d'Informazioni per la Sicurezza Militare) il compito di occuparsi della sicurezza nei confronti dell'esterno, al SISDE (Servizio d'Informazioni per la Sicurezza Democratica) quello di vigilare all'interno. Con in più un'altra differenza: se il SISMI restava completamente affidato a personale militare, il SISDE diventava una struttura civile, affidata alla polizia, nel frattempo trasformata in corpo smilitarizzato.
Quindi, a prima vista, una riforma buona nelle intenzioni, ma gli uomini che andranno a far parte del SISMI e del SISDE saranno gli stessi del SIFAR e del SID e, per quanto riguarda il servizio civile, del disciolto - e famigerato - Ufficio Affari Riservati del ministero dell'Interno.
Dal 1978 il SISMI sarà retto dal gen. Giuseppe Santovito, già stretto collaboratore del gen. De Lorenzo.
Il SISDE, pur essendo una struttura non militare, finirà proprio per essere assegnata alla direzione di un militare, il generale dei carabinieri Giulio Grassini.

Regista di questa riforma fu il ministro dell'Interno on. Francesco Cossiga, che in quel momento diede l'impressione di subire potenti pressioni da chi aveva interesse di far fallire l'operazione di "pulizia".
Il primo scandalo in cui incapparono i servizi riformati è quello della Loggia P2. Come abbiamo già detto, i nomi di tutti i comandanti al vertice dei servizi segreti (SISMI, SISDE ed anche del CESIS, l'organo di coordinamento) sono compresi nella famosa lista della Loggia P2 del Maestro Venerabile Licio Gelli, scoperta nella villa del Gelli a Castiglion Fibocchi il 17 marzo 1981 dai magistrati milanesi che indagano su Michele Sindona.
Di certo oggi sappiamo che entrambi i servizi segreti furono coinvolti fino al collo nel caso Moro, in quei 55 giorni che trascorsero fra il sequestro del presidente della DC da parte di un commando delle Brigate rosse e l'uccisione dell'uomo politico (16 marzo-9 maggio 1978).
Nei 55 giorni del sequestro di Aldo Moro accaddero una incredibile serie di stranezze, misteri, coincidenze, buchi nelle indagini, che ebbero l'effetto di agevolare il compito dei brigatisti, al punto da far pensare che il sequestro Moro fosse stato ispirato, e in qualche modo teleguidato, da qualcuno che nulla aveva a che fare con i brigatisti "puri".
Era ministro dell'Interno sempre l'on. Cossiga, che la mattina del rapimento di Moro stava andando in Parlamento dove doveva nascere un governo con l'appoggio esterno del Partito comunista, il primo importante passo verso l'ingresso del PCI di Berlinguer nella maggioranza.
Qualche settimana prima, Aldo Moro era uscito sconvolto da un colloquio avuto negli USA con Henry Kissinger, allora segretario di Stato. "Mi ha intimato di non fare il governo con l'appoggio dei comunisti", dirà ai suoi collaboratori Moro.
Anche in Italia, molti la pensavano come Kissinger: la massoneria, la destra DC, larghi settori del mondo industriale.
Durante il rapimento Moro venne costituito un comitato di crisi presso il ministero dell'Interno, comitato che risulterà composto tutto da aderenti alla P2. ( N.B.:Gelli operava con un proprio ufficio presso la Marina Militare. Gladio era mobilitata.).
Tra gli esperti, chiamati da Cossiga per il comitato di crisi nei giorni del sequestro, c'era Steve Pieczenick, del dipartimento di Stato americano. Cossiga lodò il consulente americano. Non disse nulla, però, della attività svolta da Pieczenick, che in un documento, di cui esiste copia presso l'ambasciata americana di Roma, così si esprimeva: "E' essenziale dimostrare che nessun uomo è indispensabile alla vita della Nazione". Sembra, insomma, che Piecznick fosse interessato più alla svalutazione di Moro nella politica italiana che alla sua liberazione.
Un altro consulente di Cossiga, Franco Ferracuti, criminologo, piduista e collaboratore della CIA, con la sua perizia convinse gli Italiani che il Moro che scriveva dal carcere brigatista era "fuori di sé" e che ,quindi, non andavano presi in considerazione i suoi scritti, contenenti, invece, preziose indicazioni sulla sua prigionia e sui suoi carcerieri.
Pare che, in seguito, il riferimento dello scrittore Gianni Flamini a Pieczenick e a Ferracuti, nel suo libro "Il partito del Golpe", abbia infastidito particolarmente l'on. Cossiga. Forse gli ha ricordato le parole che Aldo Moro scrisse dal carcere delle Br sul futuro Capo dello Stato:" La posizione gli era evocata per suggestione e in certo modo, inconsapevolmente imposta…Insomma, non era persuaso ma subiva. Forse se gli avessi potuto parlare l'avrei bloccato, invece è rimasto con la sua decisione sbagliata che gli peserà a lungo".
Comunque, come mai non si fece di tutto per individuare la prigione di Moro, ma si fece di tutto per depistare le ricerche?
Diversi elementi, emersi 12 anni dopo, faranno sospettare di un coinvolgimento assolutamente non limpido dei servizi segreti, e della P2 in particolare.

Omissioni, inefficienza, tacite connivenze, depistaggi, forse anche qualcosa di più, come per la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, in cui una bomba , collocata nella sala d'aspetto, provoca una strage tra i presenti: 85 morti, 200 feriti.

Sull'attività frenetica dei servizi e sul loro possibile coinvolgimento organizzativo nella strage i magistrati scrivono :
"L'opera di inquinamento delle indagini appare così imponente e sistematica da non consentire alcun dubbio sulle sue finalità: impedire con ogni mezzo che si arrivasse alla fine del processo. Se ciò è vero, e non sembra minimamente discuterne, diviene legittima sul piano rigorosamente logico una seconda preposizione. Soltanto l'esistenza di un legame di qualche natura tra gli autori della strage e gli autori dei depistaggi può spiegare un simile comportamento: o perché la strage fu eseguita dai primi su mandato degli altri, oppure perché la strage, benché autonomamente organizzata ed eseguita, rientrava in un comune progetto politico, la cui gestione richiedeva necessariamente che non fossero scoperti gli autori".
Scrive il consulente della Commissione Stragi Giuseppe De Lutiìs:
"I servizi segreti, nel loro complesso, e tranne lodevoli eccezioni, hanno condotto in particolare tra il '64 e l'81, una serie di attività a tutela dell'illegalità. Questi interventi si sono sostanziati nel sabotaggio di istruttorie volte alla scoperta dei responsabili delle stragi, mediante la procurata fuga all'estero di presunti responsabili delle stragi, la distruzione di reperti utili alle indagini sulle stesse, il reperimento di falsi testimoni o supertestimoni con lo scopo di condurre i magistrati che indagano sulle stragi verso obiettivi depistanti nei confronti di una ricerca della verità. Dall'esame di questa attività si possono trarre due considerazioni. Una, è che in nessun caso le illegalità furono perpetrate da soli subalterni. La seconda, che in tutti gli episodi venuti alla luce il direttore del servizio era, a vario titolo, coinvolto".


Libero Mancuso, magistrato, Pm al processo di primo grado per le bombe del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna, esprime la sua opinione al giornalista Gianni Barbacetto, nel libro "Il grande vecchio":
"Con le nostre inchieste abbiamo capito che quella in cui abbiamo vissuto é una democrazia limitata, con forti condizionamenti all'esterno. Si sono utilizzati mezzi di ogni tipo per impedire qualunque mutamento degli equilibri di potere nel nostro paese. Sono fatti, proseguiti negli anni. Tutti i tentativi eversivi in Italia hanno avuto alle spalle le forze armate, i nostri servizi di sicurezza, la massoneria e i finanziamenti americani. Questo é stato il filo nero di questi nostri anni, coperto da segreti di stato, menzogne, attacchi, processi insabbiati, conoscenze disperse. Chi ha lavorato sui misteri d'Italia sa bene cosa deve aspettarsi. Mi hanno definito un capocordata. E' stato deprimente vedere attacchi provocatori e meschini partire dai vertici dello Stato, di cui le vittime sono servitori. Volevano farmi passare come un uomo di uno schieramento, che aveva fatto inchieste, non sulla base di indagini, ma per tesi e complotti."
In questo caso sono stati condannati per depistaggio, con sentenza passato in giudicato, assieme a Licio Gelli, alcuni uomini del SISMI, come il gen. Pietro Musumeci, il col. Giuseppe Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza.
In seguito, costoro furono imputati anche per aver creato, all'interno del servizio segreto militare, una super-struttura occulta, (il cosiddetto SUPERSISMI), addirittura sospettata di aver operato in collegamento con elementi della criminalità organizzata.
Sull'attività frenetica dei servizi e sul possibile coinvolgimento organizzativo della strage i magistrati scrivono : "Uomini del SISMI sono rimasti implicati anche nell'inchiesta sulla strage di Ustica."

Dal 12 dicembre 1969 al 23 dicembre 1984, sono state otto le stragi etichettate come "nere". Il totale delle vittime fu di 149 morti, 688 feriti.
La fine degli anni '60 fu caratterizzata da uno scontro sociale che ebbe come protagonisti prima gli studenti e poi la classe operaia.
La mobilitazione degli studenti portò alla occupazione di numerose facoltà universitarie, a grandi manifestazioni di piazza e a frequenti scontri con le forze dell'ordine.
La contestazione giovanile in Italia fu caratterizzata da una forte connotazione ideologica in senso marxista e rivoluzionario e assunse una posizione sempre più ostile nei confronti del sistema capitalistico e della cultura borghese.
Il movimento studentesco, a partire dall'autunno del '68, si intrecciò alle lotte dei lavoratori dell'industria, iniziate nei primi mesi del '69 per i rinnovi contrattuali e culminata, alla fine dello stesso anno, nel cosiddetto "autunno caldo", che mise in discussione l'organizzazione del lavoro in fabbrica.
CGL,CISL,UIL riuscirono a pilotare le lotte verso la conclusione di una serie di contratti nazionali che assicurarono ai lavoratori dell'industria notevoli vantaggi salariali.
Furono varate in questo periodo alcune leggi importanti che incisero profondamente nelle istituzioni e nella società.
Nella primavera del '70 fu approvato dal Parlamento lo Statuto dei lavoratori: una serie di leggi che garantivano le libertà sindacali e i diritti dei lavoratori nelle aziende.
Nel dicembre del '70, con l'appoggio delle sinistre e dei partiti laici, ma con l'opposizione della DC, fu approvata la legge Fortuna-Baslini, che introduceva in Italia il divorzio.

Quando il 12 dicembre 1969 a Milano, in piazza Fontana, nella sede della Banca nazionale dell'agricoltura esplose una bomba, si era in pieno "autunno caldo". I contratti collettivi delle grandi categorie di operai, in primo luogo i metalmeccanici, erano ancora aperti.
Vedere sfilare per le strade del capoluogo lombardo, in ottobre, tra saracinesche abbassate e tapparelle chiuse, duecentomila tute blu, che richiedevano un nuovo contratto, aumenti salariali, diversa qualità della vita in fabbrica e fuori di essa, rappresentò per la borghesia imprenditoriale un fatto talmente rivoluzionario da averne paura.
La sinistra stava veramente entrando nel "santuario" del potere! Quindi era necessario agire in fretta, bloccare in qualche modo l'avanzata popolare, che minacciava i rapporti di potere in fabbrica e nella società. La violenza politica, le bombe, l'uso sapiente degli "opposti estremismi" potevano essere metodi utili per bloccare sul nascere le "velleità" dei lavoratori e delle masse popolari. La protesta sociale offriva condizioni favorevoli a chi voleva intorbidare le acque. Ecco, pronta la strage!
Tutto era pronto per etichettarla come una strage messa in atto dai "rossi".

Per le forze di polizia, la strage di Piazza Fontana del 12 dicembre 1969, era la naturale conseguenza dell'atmosfera sociale di ribellione contro la società borghese. Gli anarchici vennero accusati di avere approfittato del disordine del '68 per fomentare la violenza sovversiva e l'anarchico Valpreda venne indicato come colpevole.
L'anarchico Pinelli venne "suicidato" dai piani alti della Questura di Milano, dove era stato condotto dal commissario Calabresi.
Un anno dopo ci fu l'incriminazione ufficiale di Franco Freda e Giovanni Ventura, l'uomo nazista dei servizi segreti.

L'ipotesi accusatoria fu che i neofascisti avessero commesso la strage, predisponendo in precedenza tutta una serie di indizi accusatori contro Valpreda, di cui conoscevano tutte le mosse, per avere infiltrato nel circolo anarchico
"23 Marzo" Mario Michele Merlino.
Il giudice di Treviso Stiz, che fu il primo a individuare la matrice neofascista della strage, tracciò questa motivazione dell'attentato: "…E' dagli inizi del 1969, viceversa, che il loro programma sovversivo si estrinseca o si potenzia, sia con l'apporto di persone e strutture operanti in varie parti del territorio nazionale, sia con l'attuazione di veri e propri atti di terrorismo.
L'incontro del 18 aprile 1969 tra il Rauti, il Freda e il Ventura, in Padova, costituisce appunto l'inizio di tale attività…Da tale quadro probatorio emerge il disegno eversivo della organizzazione rappresentata da Freda e da Ventura: "sinteticamente il rovesciamento dell'ordinamento statuale, preceduto da una gradualità terroristica tale da provocare il disorientamento delle masse e il diffondersi di una mentalità favorevole alla restaurazione dell'ordine e dell'avvento di strutture centralizzate e gerarchiche".
Il coinvolgimento, in seguito, nell'inchiesta di Piazza Fontana anche di Pino Rauti e di Guido Giannettini, fa sorgere più di un sospetto.
Infatti sono proprio coloro che avevano partecipato al convegno dell'hotel Parco dei Principi, organizzato dall'istituto "Pollio" e finanziato dai nostri servizi segreti. Il nome di Pino Rauti sarà sostituito da Ventura con quello di Stefano Delle Chiaie, già all'epoca latitante. La sostanza dei fatti non cambia comunque.

Nell'agosto del 1971, il pretore Guariniello aveva aperto un'inchiesta sulle "schedature" della Fiat. Vennero sequestrate 150.655 schede personali, con note relative all'orientamento politico degli operai. In Fiat operava una struttura segreta, retta da un ex ufficiale dei servizi segreti. Nel 1991 si scoprirà il coinvolgimento di Gladio nel caso. Venne alla luce, in settembre nella stessa inchiesta, anche un elenco di 200 poliziotti pagati dalla Fiat per passare informazioni. Era un periodo politicamente delicato per le grandi tensioni che serpeggiavano nel paese. Si cominciava a parlare di una Loggia massonica "P2", si parlava apertamente di colpi di Stato e di Servizi "deviati".

Nella strage di Peteano del 31 maggio 1972 morirono tre Carabinieri, due rimasero gravemente feriti.
Due soltanto sono i colpevoli condannati per la strage di Peteano: Vincenzo Vinciguerra e Carlo Ciccutini.
Vinciguerra, reo confesso, dichiarava al giudice: "Automaticamente scattò a mio favore una copertura da parte di tutti i Servizi informativi…Poiché l'attentato veniva presentato come attuato da elementi di sinistra…si voleva evitare che la matrice di destra fosse resa nota." Vinciguerra affermava, inoltre, di avere avuto "chiara consapevolezza dell'esistenza di una vera e propria struttura occulta, capace di porsi come direzione strategica di attentati", e non solo di una serie di rapporti umani tra persone della stessa affinità politica che operano all'interno degli apparati statali. Precisa Vinciguerra: "una struttura che per raggiungere i suoi scopi politici prevedeva anche l'utilizzo di attentati, o facendoli eseguire da autori inconsapevoli, o eseguendoli direttamente o, comunque, istigando e dando di fatto copertura a coloro che li eseguivano, quando ciò fosse stato funzionale al perseguimento dei fini strategici da essa individuati."


Una struttura, insomma, molto simile a quella individuata dal giudice "ragazzino" di Venezia, Felice Casson, quando mise le mani sugli archivi dei Servizi segreti, e che era denominata "Gladio".

Scrive Gianni Flamini nel suo " Il partito del Golpe": "In sostanza mentre la destra radicale rifinisce il suo progetto eversivo basato sul determinante intervento dei militari, i presidenzialisti "puri"…lavorano a un progetto alternativo: meno rozzo e stimato più sopportabile dall'assetto istituzionale italiano, addirittura mascherato come antifascista, fondato su operazioni di "ingegneria politica" più che militare, finanziato dalla grande industria multinazionale".

CONTINUA PARTE SECONDA

2. Francesco Cossiga e i suoi legami con la ragnatela

   
 
 
Francesco Cossiga appartiene al gruppo dei "presidenzialisti puri".
Già nei primi anni sessanta si legava ad un gruppo eterogeneo, composto da politici, militari, costituzionalisti, avventurieri che voleva instaurare una Repubblica presidenziale. Lo stesso tema che Cossiga, da Presidente della Repubblica, riproporrà con scalpore, seguito da Bettino Craxi, che diverrà suo alleato in questa battaglia.
Il gen. De Lorenzo, nei giorni del luglio 1964 in cui pianificava il golpe, si recava spesso al Quirinale, oppure comunicava con il Presidente Segni per mezzo di Cossiga.
"Un gruppo di potere che agisce all'ombra di uno stuolo di protettori politici" annotava nel suo diario il generale Manes, inviso a De Lorenzo, incaricato di fare luce sulle deviazioni dei servizi segreti.
Tra questi "protettori", secondo Manes, c'era Francesco Cossiga, che alla commissione d'inchiesta sul "piano Solo" garantì sulla "affidabilità democratica" di quel gruppo di ufficiali infedeli; e che negli anni successivi sponsorizzerà ampiamente le loro carriere.
Nel 1966 Cossiga diventò sottosegretario alla Difesa nel governo guidato da Moro. Iniziò così a destreggiarsi fra i sottoscala del potere in cui si fa la storia dell'Italia, parallela e segreta.
Svolgeva volentieri una serie di lavoretti "di coraggio", come quello di apporre gli omissis ai risultati della commissione d'inchiesta sul "piano Solo", in modo da coprire le responsabilità di De Lorenzo, e partecipava alla formazione di atti amministrativi concernenti Gladio, come lui stesso ha in seguito ammesso.
Dunque Cossiga era legato anche agli uomini del "partito del Golpe":
  • Giuseppe Santovito, che Cossiga nominerà a capo del Sismi nel 1978
  • Edgardo Sogno, capo dei "resistenti democratici", che diventerà nel 1991 uno dei "consiglieri" più accreditati al Quirinale
  • Licio Gelli, clamorosamente riabilitato assieme a tutti i membri della loggia P2, sempre dallo stesso Cossiga;
  • il colonnello Giuseppe D'Ambrosio che diventerà consigliere militare del presidente Cossiga, che tenterà di farlo nominare capo del Sismi, nel 1991.
Il colonnello D'Ambrosio, secondo i documenti in mano alla commissione P2, era stato coinvolto in un progetto di colpo di Stato.
Tutti costoro, nel 1992, si entusiasmeranno alle "picconate" di Cossiga e lo inviteranno a mettersi alla testa di un fantomatico "fronte degli Italiani onesti". Questi erano i compagni di Cossiga in quegli anni. Capo dei servizi segreti in quegli anni è il generale Vito Miceli, anch'egli facente parte della strategia della tensione e grande amico di Cossiga. Quando Miceli, il 30 novembre 1990, morirà, Cossiga renderà omaggio alla sua salma ufficialmente, ignorando la manifestazione dei parenti delle vittime delle stragi che contemporaneamente si svolgeva davanti a Montecitorio.
Anni in cui, come scrive lo storico Giuseppe De Lutiis nel suo "Storia dei servizi segreti", cambiava anche la strategia dei poteri occulti: "Fino ad allora, la ricetta che i servizi segreti avevano seguito per curare i mali d'Italia, aveva previsto un potenziamento dell'estrema destra, con il concomitante sviluppo di atti terroristici e di rivolte, come quella di Reggio Calabria, gestite dalle strutture parallele."
Dal 1984 fino al febbraio del 1991, fu al vertice del SISMI l'amm. Fulvio Martini, il "rinnovatore". Finirà travolto dalla vicenda di Gladio assieme al suo capo di stato maggiore il gen. Paolo Inzerilli.
Parallelamente, al SISDE si succederanno i prefetti Vincenzo Parisi (1984-1987), che diventerà subito dopo capo della polizia, e Riccardo Malpica (1987-1991), che verrà poi condannato per lo scandalo dei fondi neri del SISDE.
Dalla primavera del 1992, almeno una parte dei dirigenti degli uffici giudicava che la spinta proveniente dal '68 studentesco e dall'autunno caldo fosse stata riassorbita. Si riteneva quindi possibile "bruciare" una parte dei terroristi neri, cercando di utilizzare le loro gesta come contraltare del vero o presunto terrorismo rosso, in modo da dare credibilità alla tesi dei cosiddetti opposti estremismi.
 
Poche settimane dopo le elezioni del 5 e 6 aprile 1992, e mentre a Milano l'inchiesta "Mani pulite" cominciava a toccare i vertici del potere, si aprì una nuova stagione delle stragi.
  • Il 23 maggio furono squarciati il giudice Giovanni Falcone, la moglie e tre agenti di scorta con mille chili di esplosivo sull'autostrada presso Palermo, all'altezza di Capaci. La strage fu definita subito politico-mafiosa.
  • Il 24 luglio è la volta di Paolo Borsellino, ucciso insieme a cinque agenti della scorta dall'esplosione di un'auto-bomba.
  • Il 14 maggio1993 un'auto-bomba esplose ai Parioli a Roma, senza causare morti.
  • Il 27 maggio un'autobomba scoppiò a Firenze, in via dei Georgofili, davanti alla galleria degli Uffizi. Cinque morti.
  • Nella notte tra il 27 e il 28 luglio ci furono gli attentati a Milano (cinque morti) e a Roma, a San Giovanni e a San Giorgio al Velabro.
Mentre l'Italia, con Tangentopoli, era attraversata dallo scontro tra le forze del cosiddetto "rinnovamento", con un decisivo punto di riferimento nelle inchieste dei magistrati, e il potere politico affaristico e criminale del vecchio regime, riprese in pieno la strategia della tensione, con modalità per molti aspetti simili a quelle degli anni Settanta.

Il nucleo duro dello "Stato parallelo", baluardo di un potere durato per cinquant'anni, giocava la sua battaglia decisiva per il controllo dell'Italia.3. "Gladio"
Le inchieste della magistratura di Venezia e di Padova e quella della commissione Stragi hanno consentito di far capire che l'organizzazione Gladio, ideata per contrastare un'ipotetica invasione sovietica, si era progressivamente trasformata in una struttura di servizio e di copertura per altre strutture parallele che agivano per combattere le sinistre.
Già nel documento "le forze speciali del SIFAR e l'operazione Gladio",
del 1 giugno 1959, era contemplata la possibilità di sovvertimenti interni nella pianificazione delle attività della Stay Behind.
Il generale Fodda rivelò al giudice Mastelloni: "La struttura avrebbe dovuto funzionare anche rispetto ai moti di piazza rilevanti, e la struttura aveva inoltre una funzione anti-PCI".
Un ex generale del SIFAR aveva rivelato all'"Unità" :" I gruppi di civili organizzati dal colonnello Rocca agli inizi degli anni sessanta coincidevano con i "gladiatori", anche perché erano addestrati nella base di Capomarrangiu".
I gruppi di Rocca addestrati in Sardegna furono impiegati il 9 ottobre 1963 per provocare incidenti nel corso di una manifestazione che si stava svolgendo in piazza Santi Apostoli a Roma. Una parte si era infiltrata tra gli operai; altri erano in tuta mimetica, in mezzo alle forze di polizia.
La teorizzazione della strategia della tensione avvenne nel corso del convegno organizzato all'hotel Parco dei Principi di Roma, il 3 maggio del 1965, dall'istituto di ricerche militari "Alberto Pollio".
Il tema era "La guerra rivoluzionaria".
L'istituto "Pollio" era stato fondato alcuni mesi prima da Enrico de Boccard, ex repubblichino di Salò. I soldi per l'organizzazione erano stati forniti dal SIFAR.
A capo del SIFAR, allora, era il generale Viggiani, che attivò il generale Rocca per il reperimento dei fondi per il convegno.
Presenti al convegno dell'hotel Parco dei Principi, oltre a Ivan Matteo Lombardo, ex ministro socialdemocratico nel governo nato dalle elezioni del 1948, a Gino Accame, redattore del settimanale neofascista "Il borghese" e responsabile del movimento pacciardiano ( i fautori della Repubblica presidenziale), agli ex repubblichini di Salò Enrico de Boccard e Pino Rauti , erano coloro, che saranno tra i principali imputati del processo per la strage di Piazza Fontana, Guido Gianettini, Stefano Delle Chiaie e Mario Michele Merlino.
Da un anno era nato il primo centrosinistra e "bisognava far presto" perché questo avvenimento veniva considerato da molti come l'avvicinamento del comunismo al potere.
Alla fine del convegno venne letto "un piano di difesa e contrattacco", che delineava un progetto molto simile al piano Solo, strutturato, un anno prima del convegno, dal colonnello Mingarelli, colui che effettuerà i depistaggi nelle indagini sulla strage di Peteano.
Con questo piano, a detta di Pino Rauti, si era in grado di realizzare "l'elaborazione completa della tattica controrivoluzionaria e della difesa".
Questo piano prevedeva uno schieramento a quattro livelli di reclutamento di uomini con mansioni specifiche:
  • il primo livello costituito da un gruppo per lo più passivo che fungeva da bacino di reclutamento;
  • un secondo livello di persone che dovevano compiere "azione di pressione" nell'ambito della legalità, anzi in difesa dello Stato e della legge conculcati dagli avversari;
  • un terzo livello, molto più qualificato e specializzato, composto da nuclei scelti di pochissime unità, addestrati a compiti di contro terrore e di "rotture" eventuali dei punti di precario equilibrio, in modo da determinare una diversa costellazione di forze al potere;
  • al vertice del quarto livello si colloca il gruppo di uomini con funzioni di coordinamento delle attività volte a sferrare "una guerra totale contro l'apparato sovversivo comunista e dei suoi alleati, che rappresenta l'incubo che sovrasta il mondo moderno e ne impedisce il naturale sviluppo".

  • Queste persone dovevano essere pronte ad affiancare come difesa civile le forze dell'ordine, nel caso fossero state costrette ad intervenire per stroncare una rivolta di piazza.
 

La struttura di quel piano assomigliava molto a quella di "Gladio", scoperta da Casson.Nel 1966 venne ideata la "esercitazione Delfino" che, più che di un'invasione da est, si occupava della repressione interna.
Quel settore di Gladio, che nell'esercitazione ipotizzava lo scenario della "sovversione", descriveva questa come una emanazione delle forze sindacali, dei partiti e dei giornali di sinistra allora esistenti in Italia, con l'inizio di agitazioni e azioni sindacali in difesa del posto di lavoro. Persino le affissioni di manifesti denuncianti l'operato del governo venivano considerate "insorgenza".
E' nella seconda metà degli anni settanta e negli anni ottanta che la Gladio italiana diventò sempre più illegale.
Nel 1976-1977 alle strutture periferiche venne inviato uno schema per la redazione di rapporti informativi. Quindi, proprio mentre veniva varata la riforma dei servizi segreti, Gladio cominciava a svolgere attività informativa, lontanissima anche dagli scopi per cui era stata costituita.
Dal 1977 la competenza della sicurezza interna e il compito di svolgere attività informativa furono demandati al SISDE.
E' interessante sapere che negli archivi di Forte Braschi, tra i documenti di Gladio, sono state sequestrate "schedature" sugli uomini politici di Sassari e relazioni sulla situazione del "Corriere della Sera" relative al periodo dell'assalto piduista.
CONTINUA PARTE TERZA
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
La Loggia P2 e Licio Gelli
È molto probabile che la Loggia P2, che si è delineata come un vero e proprio servizio segreto atlantico, fosse stata trasformata anche in una sede di raccordo e di incontro tra tutte le strutture parallele che gestivano il potere reale in Italia. Nelle liste della P2, rinvenute il 17 marzo 1981 nella villa di Gelli di Castiglion Fibocchi, risultavano iscritti numerosi nomi di dirigenti dei servizi segreti:Miceli, Maletti, La Bruna, D'Amato, Fanelli, Viezzer.
Vi risultavano anche Giuseppe Santovito, Grassini e Walter Pelosi, capo del CESIS dal maggio 1978.
C'erano i nomi di numerosi altri dirigenti, tra cui Musumeci, capo della segreteria di Santovito, Sergio Di Donato e Salacone, dell'ufficio amministrativo…
Nelle liste della P2 c'era anche una nutrita schiera di funzionari del SISDE.
Per molti iscritti la data di iniziazione era immediatamente precedente o successiva al passaggio nei servizi segreti.
Nel 1962-64 il generale De Lorenzo e il SIFAR predisposero principalmente un'attività di schedatura dei cittadini e di preparazione di un possibile colpo di Stato.
Negli anni settanta i dirigenti del SID (mutamento del nome del servizio segreto da SIFAR a SID, dopo lo scandalo del "piano Solo") esplicarono soprattutto azioni per proteggere eversori di destra e sospetti autori di stragi.
Gli ufficiali del SISMI, che ne costituirono le strutture occulte, nel 1978-81 spaziarono dalla trattativa trilaterale con Br e camorra per la liberazione di Cirillo, al depistaggio dei giudici impegnati nelle indagini sulla strage del 2 agosto alla stazione di Bologna, dalla operazione "Billygate" al peculato, dalle macchinazioni nei confronti dei collaboratori del capo dello Stato alla diffusione di notizie calunniose attraverso la stampa, da loro stessi finanziata.
A somiglianza della P2, della quale per altro la struttura era una articolazione, il SUPERSISMI svolgeva un amplissimo ventaglio di attività, tutte direttamente o indirettamente finalizzate a intervenire nella sfera politica, il che era, con tutta evidenza, incompatibile con le finalità d'istituto.
Quando Gelli nel marzo del 1965 s'iscrisse alla massoneria nella loggia del Grande Oriente "Romagnosi" di Roma, aveva già delle buone credenziali come fascista della repubblica di Salò.
Contava sull'amicizia con Giulio Andreotti e referenze con gli ambienti del Vaticano, una lista di cinquanta nuovi iscritti molto qualificati.
Aveva legami con molti ufficiali dei servizi segreti, in particolare col generale Giovanni De Lorenzo e con il colonnello dell'Arma dei Carabinieri Giovanni Allavena, reduci dalle trame del "piano Solo", (che sarebbe scattato se il governo di centrosinistra avesse adottato un programma autenticamente progressista), e dallo scandalo delle schedature del SIFAR, il nostro servizio segreto che in pochi anni aveva raccolto 157 mila dossier, per usarli come arma di ricatto su politici, militari, giornalisti, preti, privati cittadini, uomini di cultura.
Questi dossier passarono molto probabilmente nelle mani di Gelli, che ne fece uno degli strumenti del suo stesso potere.
Allo stesso De Lorenzo, capo del Sifar, venne dato il compito di organizzare l'esercito clandestino di Gladio.
Nel 1962, quando Antonio Segni salì al Quirinale, De Lorenzo era impegnato con gli uomini della CIA di Roma a creare "squadre d'azione per compiere attentati contro le sedi della Democrazia cristiana e di alcuni quotidiani del Nord, da attribuirsi alle sinistre; sono necessari altresì gruppi di pressione che chiedano, a fronte degli attentati, misure di emergenza al governo e al capo dello Stato."
(Il brano è tratto da un memorandum dei servizi segreti americani ratificato da De Lorenzo).
La carriera di Gelli in Massoneria fu velocissima.
Nel dicembre del 1966, poco più di un anno dopo la sua iscrizione alla massoneria, venne nominato capo della loggia HOD, nota come P2, la più importante e misteriosa di tutto il Grande Oriente.
La Commissione parlamentare d'inchiesta ha sottolineato che il ruolo di Gelli crebbe di pari passo col defilarsi di Frank Gigliotti ormai anziano.
Gigliotti, uomo della CIA, era un feroce anticomunista, amico di molti mafiosi siciliani, ex agente della OSS, la rete di spionaggio degli Stati Uniti in Italia durante la guerra.
Dalle logge massoniche americane gli era stato affidato il compito di rimettere insieme quello che rimaneva della massoneria conservatrice di piazza del Gesù, con il Grande Oriente di palazzo Giustiniani.
Gigliotti rimise in circolo logge come la "Alam" del principe Giovanni Alliata di Montereale, protagonista di almeno un paio di mancati golpe e amico di boss mafiosi e finanzieri alla Michele Sindona.
Gelli stesso rivendicherà sempre con orgoglio i legami con la destra americana più reazionaria.
I legami tra la CIA e la P2 sono stati confermati in un'intervista al TG1 nel 1990, dalle rivelazioni di Richard Brenneke e Razin, ex agenti della CIA, sui finanziamenti dei servizi segreti americani alla P2.
Presero, quindi, l'avvio le inchieste che portarono a scoprire il ruolo della CCI, la "Kriminal Bank", usata dalla CIA e dai trafficanti internazionali di valuta e di armi.
I due agenti parlarono anche di qualcosa molto simile a Gladio.
Razin era stato addirittura supervisore della Gladio europea.
Questa intervista scatenerà una delle prime esternazioni del presidente Cossiga e porterà alla rimozione del direttore del telegiornale, Nuccio Fava, e alla esautorazione del giornalista Ennio Remondino, autore dell'inchiesta.
Per Cossiga, allora capo dello Stato , era inammissibile che i servizi di sicurezza di un paese amico venissero attaccati in quel modo.
Bisognava prendere provvedimenti contro dirigenti e funzionari Rai.
Con altrettanta foga reagì qualche mese dopo, dando del "giudice ragazzino" a Casson che voleva interrogarlo su Gladio.
Nella sua testimonianza resa ai giudici di Bologna, che indagavano sul coinvolgimento del capo della P2 nella strage alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980, Tommaso Masci, primo portiere nella seconda metà degli anni 70 dell'albergo romano Excelsior, di cui Gelli era in quel periodo cliente fisso, tracciava una descrizione efficace del formicolio dei potenti intorno a Licio Gelli.
Tra i visitatori di Gelli c'erano politici, militari, giornalisti, alti funzionari dello Stato, banchieri. Tra coloro che lo frequentavano, c'erano Andreotti, Cossiga, Craxi, Fanfani, solo per fare i nomi più noti.
Tra i visitatori c'era anche il bombarolo Paolo Aleandri, il terrorista di destra a cui Gelli aveva affidato il compito di mantenere i contatti con Filippo de Jorio, consigliere politico dell'onorevole Andreotti, che era latitante per il golpe Borghese del 1970.
Lo stesso Aleandri incontrò nella stanza di Gelli il generale Vito Miceli, capo del SID, cioè l'uomo che avrebbe dovuto arrestarlo.
Verso la fine del 1979 Alfredo De Felice, della cerchia dei neofascisti, assistette ad un incontro tra Gelli e il ministro del Commercio Estero Gaetano Stammati, che doveva sottoporre a Gelli le bozze di un decreto economico del Governo.
Il deputato democristiano si iscrisse alla loggia P2 nel 1977 e, poco dopo, diventò ministro del Commercio estero del governo Andreotti.
Dopo le elezioni del giugno 1979, l'incarico di formare il nuovo governo fu dato a Cossiga, che affidò il ministero del Commercio Estero a Stammati, quando, precedentemente, lo aveva promesso al liberale Altissimo.
Alle inferocite rimostranze dei liberali, Cossiga rispose: "Non ne ho potuto fare a meno; ho ricevuto tante pressioni…".
Nello stesso tempo Gelli, nella sua stanza all'Excelsior, si vantava con gli amici di avere imposto Stammati.
L'attività della P2 negli anni '70 era frenetica.
C'era la pratica costante della raccomandazione e c'erano gli affari, e gli affari intrecciati col potere che lo alimentavano.
Degli affari citiamo i più noti: l' Eni-Petronim, il banco Ambrosiano, il crak della Banca Privata di Sindona, la scalata al "Corriere della Sera", tutti collegati a scandali e cadaveri come quello di Calvi, penzolante sotto un ponte di Londra o quello di Ambrosoli, liquidatore della banca Privata di Michele Sindona.
A volte gli uomini della P2 si servirono delle organizzazioni criminali: mafia, camorra, 'ndrangheta.
Collegamenti accertati dalle inchieste giudiziarie sul finto rapimento di Sindona, sul caso Cirillo, sulla strage del rapido 904, sull'omicidio di Roberto Calvi.
I nomi degli iscritti alla P2 ritornano con ossessiva puntualità in tutte le indagini sui misteri d'Italia: la strage sul treno Italicus, il caso Moro, la strage della stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il delitto Mattarella, il traffico di armi e droga, solo per citarne alcuni.
Il treno "Italicus", linea ferroviaria Firenze-Bologna, il 4 agosto 1974 verso sera tardi, venne squassato dalla forte esplosione di una bomba ad altissimo potenziale:12 persone morte e 105 feriti.
Apparve certo, fin da subito, che la strage era opera del neonazismo. Le indagini si diressero sul gruppo di neofascisti di Arezzo e precisamente su Franci, Malentacci e Tuti, che avevano legami anche con la P2. I tre sono rinviati a giudizio e poi assolti. Il giudice istruttore di Bologna Angelo Vella, affiliato alla massoneria locale, non coinvolge nessun piduista.
Il neofascismo terrorista era coinvolto nella grande operazione presidenzialista, che rappresentava e rappresenterà lo scopo principale a cui tende, trasversalmente a tutti i partiti, la politica italiana.
Luciano Violante, partendo dal golpe presidenzialista, era arrivato ai gruppi terroristici di estrema destra. "Sussistono prove - scrive - di una corrispondenza tra Edgardo Sogno e l'avvocato Antonio Fante di Padova…Che dagli elementi in atti appare che tale corrispondenza abbia ad oggetto la costituzione di una organizzazione intesa a raggruppare tutti i gruppi di estrema destra, tra i quali anche Ordine Nuovo, in epoca successiva al decreto di scioglimento di questo gruppo."
Spiega, inoltre, nella sua requisitoria contro Sogno e Cavallo, Violante: "..Va considerato che l'allertamento disposto venne a conoscenza di quei settori militari che molteplici fonti di prova indicano come interessati all'iniziativa eversiva, disincentivando per il momento la realizzazione del piano…"
I giudici milanesi Turone e Colombo arrivarono alla scoperta degli archivi di Gelli indagando sul finto rapimento e il soggiorno in Sicilia del bancarottiere Michele Sindona.
I giudici milanesi, come quelli di Palmi, che indagavano sulle nuove logge coperte, scoprirono che attraverso la P2 passavano molti dei misteri e degli scandali italiani di quegli anni, e furono costretti a suddividere in capitoli il materiale raccolto:
· la P2 e lo scandalo Eni;
· la P2 e il Banco Ambrosiano;
· la P2 e lo scandalo dei petroli;
· la P2 e la magistratura;
· la P2 e la Rizzoli;
· la P2 e i segreti di Stato;
· la P2 e i finanziamenti all'eversione nera;
· la P2 e le stragi;
· la P2 e il sequestro Moro;
· la P2 e il caso Pecorelli.
Un altro gigantesco capitolo fu aperto dall'inchiesta del giudice Carlo Palermo sul traffico di armi, che coinvolgeva molti piduisti e da cui trasparivano forti legami con la criminalità organizzata e col traffico di droga………….
Un intreccio solido quello che traspare dalle inchieste giudiziarie su mafia e massoneria.
Prima che i giudici di Palmi riaprissero il capitolo oscuro dei rapporti tra massoneria, traffici di armi, affari sporchi e criminalità, altre logge coperte erano finite in inchieste della magistratura.
A Palermo il giudice Falcone, prima di essere costretto a trasferirsi a Roma, si era a lungo occupato di massoneria. Aveva scoperto la loggia di via Roma 391, dove politici locali e funzionari pubblici venivano iniziati, insieme a mafiosi del calibro di Michele Greco e Giovanni Cascio, del quale molti anni dopo verrà intercettata una telefonata in cui si parlava in termini amichevoli di Gelli.
Gran maestro della loggia di via Roma era Pietro Calacione, direttore sanitario dell'ospedale Civico di Palermo e il Civico, forse non per una semplice coincidenza, era uno dei feudi elettorali dell'onorevole Salvo Lima.
Falcone si era occupato di un'altra inchiesta sull'intreccio tra mafia e massoneria e le indagini dei carabinieri si erano svolte in tre direttrici: logge massoniche, rilevamento di società sull'orlo del fallimento, contatti con i politici.
Le indagini erano arrivate fino a Roma e a Milano.
Pino Mandalari, capo di alcune logge, poi condannato a due anni di carcere per riciclaggio di denaro sporco, in una telefonata intercettata, si vantava di potere arrivare fino alla segreteria di Bettino Craxi; in altre telefonate si parlava del generale Cappuzzo, siciliano già iscritto alla P2, di Salvo Lima, di alcuni sottosegretari di governo.
Inesplorata resta la questione delle coperture assicurate a Gelli dai politici, a cominciare da Andreotti, suo grande amico, poi da Cossiga, da Fanfani, da Craxi, da Forlani e da molti altri.
Fu scoperto che dietro la sigla del circolo Scontrino di Trapani si celavano ben sei logge massoniche e una superloggia coperta( loggia C), con iscritti deputati regionali, alti funzionari e mafiosi.
La loggia C saltò fuori anche nelle indagini del giudice Augusto Lama di Massa Carrara, sui traffici di armi di Aldo Anghessa, un collaboratore dei servizi segreti italiani. Questa storia intricata vede coinvolti anche dei neofascisti che, secondo una sentenza della magistratura, avrebbero ricevuto tra l'altro finanziamenti da Licio Gelli.
E' un intreccio solido quello che traspare dalle inchieste giudiziarie su mafia e massoneria delle logge coperte.
Uno studio attento della struttura massonica più conosciuta, la P2, fa rilevare che la regione più rappresentativa tra gli iscritti alla loggia di Gelli è proprio la Sicilia, che non è, storicamente, una terra di grandi tradizioni massoniche.
La P2,quindi, risultò coinvolta in molte inchieste giudiziarie sulle stragi e su alcuni omicidi politici
Non è un caso che a Castiglion Fibocchi, alla villa di Gelli, perquisita dai carabinieri per ordine dei magistrati milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, il 17 marzo 1981, i giudici milanesi siano arrivati, indagando sul misterioso soggiorno in Sicilia di Michele Sindona, il bancarottiere di Patti, iscritto alla P2 e legato a filo doppio ad Andreotti.
Nel corso del suo finto sequestro, Sindona si era avvalso dell'appoggio, tanto della massoneria quanto della mafia.
Proprio durante il suo soggiorno in Sicilia, nell'estate del 1980, si aprì, con gli omicidi del commissario Boris Giuliano e del giudice Cesare Terranova, la stagione dei cosiddetti delitti "eccellenti".
E' solo un caso che nella stessa estate ci sia la strage alla stazione di Bologna?
Il 20 maggio 1981, il governo messo alle strette dallo scandalo, comunicò al Parlamento la lista dei presunti aderenti alla loggia segreta P2 di Licio Gelli, alla quale risultavano affiliati, tre ministri, un segretario di partito, i vertici dei servizi segreti, militari, imprenditori, parlamentari, banchieri, giornalisti. .
Ogni nome era preceduto da un numero di fascicolo e da un numero di gruppo; seguiva un "codice", al quale talvolta seguiva il numero della tessera e un appunto relativo alle quote sociali.
Nella lista c'erano: 52 alti ufficiali dei Carabinieri, 50 dell'esercito,
37 della Guardia della Finanza, 29 della Marina, 11 Questori, 5 Prefetti, 70 imprenditori, (uno era un famoso costruttore di Milano, figlio di un dipendente della Banca Rasini, pluriinquisito e pluriindagato), 10 presidenti di banca, 3 ministri in carica, 2 ex ministri, il segretario di un partito di governo, 38 deputati,14 magistrati, sindaci, primari ospedalieri, notai e avvocati.
Gli elenchi della loggia segreta P2 del Venerabile Maestro Gelli, come si può notare, erano impressionanti: politici, imprenditori, giornalisti, alti gradi delle forze armate, tutori dell'ordine pubblico, funzionari dello stato, dirigenti dei servizi segreti, magistrati. E ancora,119 piduisti già insediati ai vertici delle maggiori banche, nel ministero del tesoro, e in quello delle finanze.
Gente che spesso aveva giurato fedeltà e obbedienza tanto alla Costituzione Italiana quanto alla massoneria.
Secondo la commissione parlamentare d'inchiesta, l'elenco completo degli iscritti alla P2 era all'incirca di 2500 nomi; ne mancano 1650. Solo la magistratura ha avuto il coraggio di punire gli appartenenti alla P2.
L'assoluzione più sconcertante è stata quella dei militari, voluta dal ministro della Difesa Lagorio, socialista e iscritto alla massoneria.
Tra i 962 iscritti c'è anche il "nostro" presidente del consiglio del 2001, l'on. Cav. Silvio Berlusconi.
Silvio Berlusconi risulta iscritto alla loggia P2, con la tessera numero 1816, codice e.19.78, gruppo 17, fascicolo 0625, il 26 Gennaio del 1978.
Lo stesso giorno in cui si era iscritto Maurizio Costanzo, numero di tessera 1819.
Dagli atti della Commissione parlamentare, ed in particolare dagli elenchi degli affiliati, sequestrati in Castiglion Fibocchi, figura il nominativo del Berlusconi (numero di riferimento 625) e l'annotazione del versamento di lire 100.000, eseguito in contanti in data 5 maggio 1978, versamento la cui esistenza risultava comprovata anche da un dattiloscritto proveniente dalla macchina da scrivere di proprietà di Gelli.
Alla Magistratura di Venezia Berlusconi, sotto giuramento, nega di aver versato personalmente soldi per la sua iscrizione, contro tutte le prove portate a suo carico, e per questo viene condannato come "spergiurio", in via definitiva, dal Tribunale veneziano.
Berlusconi sarà comunque amnistiato, e così potrà diventare Presidente del Consiglio nel 1994 e nel 2001.
 
 

CONTINUA PARTE QUARTA
 
 
 

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